Caffè Motta, torrefazione salernitana giunta alla terza generazione della famiglia Mastromartino, ha fatto il suo ingresso nel canale vending nella seconda metà del 2025, anno tutt’altro che semplice per i torrefattori a causa della crisi della materia prima. Caffè Motta ha scelto di affrontarlo puntando su tre pilastri: qualità costante, convenienza reale e riconoscibilità di marca. Alle leve di prezzo necessarie in fase di ingresso si è affiancata una strategia di comunicazione strutturata – product placement, spot TV e radio, PR ed eventi – che prosegue nel 2026 con l’obiettivo di far scegliere il brand al consumatore.
L’azienda arriva al vending dopo un percorso che l’ha vista muovere i primi passi nell’Horeca per poi orientarsi con forza sulla grande distribuzione, che oggi rappresenta il 75% del fatturato. Il vending è il completamento naturale di questa traiettoria: “Vogliamo che il marchio Motta sia sinonimo di qualità ovunque ci sia una pausa caffè“, dichiara Claudia Cacia, direttrice commerciale e marketing, in un’intervista pubblicata sul numero 81 di VendingNews.

Sul fronte OCS, l’azienda ha personalizzato la Baby Frog di Didiesse nei colori istituzionali del brand – arancione per il retail, nero per l’OCS e il vending – creando una coerenza visiva immediata che distingue e protegge il posizionamento di ogni linea.
L’impegno ambientale si traduce in azioni misurabili: un impianto fotovoltaico che copre fino al 70% del fabbisogno energetico, un sistema di recupero del calore nel processo di tostatura, packaging con plastiche e carte riciclate e riciclabili, cialde certificate CIC. A completare il quadro, la partnership con Plastic Bank per il recupero di plastica dagli oceani. Un approccio che guarda già alle normative future dei mercati internazionali in cui l’azienda opera, da Stati Uniti a Francia e Germania.
Con una presenza estera all’12% del fatturato e una rete commerciale in fase di strutturazione, Caffè Motta costruisce nel vending una presenza progettata per durare.