Un gruppo di lavoratrici e lavoratori dello stabilimento Crik Crok di Pomezia ha organizzato nei giorni scorsi un presidio davanti al Tribunale di Velletri per richiamare l’attenzione sulle condizioni di incertezza che gravano sul sito produttivo e sui rispettivi posti di lavoro.
L’iniziativa, sostenuta dalle segreterie sindacali di FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL, è avvenuta nel contesto delle procedure giudiziarie collegate alle richieste di concordato dell’azienda e alla profonda crisi che da tempo interessa l’impianto di Pomezia.
Gli oltre 90 dipendenti presenti al presidio hanno voluto rendere visibile la propria preoccupazione per il futuro produttivo e occupazionale, in uno scenario in cui le linee di produzione continuano a lavorare a regime molto ridotto e molte difficoltà economiche emergono da mesi all’interno dello stabilimento.
Secondo quanto riportato dai sindacati, la cassa integrazione straordinaria va avanti da tempo e la mancanza di un piano industriale chiaro e tempestivo genera forte apprensione tra i lavoratori e le loro famiglie. Le sigle hanno sottolineato che la situazione ha portato a ritardi nei pagamenti e a una generale difficoltà nel garantire continuità alle attività produttive.
Nei comunicati congiunti, FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL hanno richiamato l’attenzione su un elemento centrale: la necessità di individuare soluzioni che consentano non solo il mantenimento dei livelli occupazionali, ma anche il rilancio di un’attività industriale che ha segnato la storia produttiva del territorio. Hanno inoltre annunciato che la mobilitazione proseguirà fino a quando non si avranno indicazioni più chiare da parte degli enti coinvolti nei procedimenti giudiziari e nelle trattative di concordato, con l’obiettivo di definire rapidamente un percorso di tutela per i lavoratori.
Il presidio di Velletri rappresenta l’ultima tappa di un lungo periodo di difficoltà per lo stabilimento Crik Crok, dove fino a pochi mesi fa la produzione andava avanti nonostante le crescenti incertezze sul futuro dell’azienda. In questo quadro, le istanze espresse dai lavoratori sottolineano la richiesta non solo di tutela occupazionale, ma anche di un progetto industriale che possa dare nuova linfa a un sito produttivo storicamente significativo per il territorio laziale.
