Il Parlamento europeo ha bloccato l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, quel complesso trattato commerciale con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay che dopo oltre 25 anni di negoziati sembrava ormai pronto a partire e che era stato firmato ufficialmente a metà gennaio 2026 in Paraguay ma doveva ancora essere approvato dall’Eurocamera per entrare in vigore.
La maggioranza dei deputati ha scelto in una votazione molto stretta (334 favorevoli, 324 contrari e 11 astensioni) di rinviare il testo alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per una verifica sulla sua compatibilità con i trattati e le regole dell’UE, decisione che di fatto sospende l’iter di ratifica e crea incertezza sul futuro dell’intesa.
Questa mossa non significa che l’accordo sia stato cancellato, ma che non potrà essere votato e confermato dai deputati prima che la Corte esprima un parere, un processo che può durare mesi se non oltre un anno, e potrebbe persino portare all’abbandono definitivo del testo se i giudici ravviseranno criticità giuridiche.
La Commissione e alcuni paesi sostenitori dell’accordo – come Germania e Spagna – sostengono che si tratti di un passo indietro che rischia di danneggiare la credibilità dell’UE come partner commerciale globale, soprattutto in un momento in cui è sotto pressione da guerre tariffarie, mentre gruppi agricoli e ambientalisti hanno accolto con favore la decisione, temendo che il trattato apra troppo i mercati europei a prodotti sudamericani senza sufficienti garanzie sui controlli sanitari e ambientali.

L’accordo UE-Mercosur avrebbe infatti favorito una maggiore integrazione commerciale tra Europa e Sud America, con effetti non solo sulle materie prime ma anche sui prodotti a valore aggiunto. In prospettiva, il mercato europeo avrebbe potuto assistere a una crescita delle importazioni di caffè già lavorato, aprendo nuovi scenari competitivi e accelerando i processi di internazionalizzazione delle aziende del settore. Questo avrebbe spinto i torrefattori europei a rafforzare il posizionamento su qualità, branding e servizi, elementi sempre più centrali nel canale automatico e OCS, dove il valore non è dato solo dal prodotto ma dall’esperienza complessiva offerta al consumatore finale.
Con il congelamento dell’accordo, lo scenario resta aperto e carico di incertezze. Da un lato si preserva l’attuale assetto del mercato, dall’altro si rimandano scelte strategiche che molte aziende stavano già valutando in termini di investimenti, supply chain e partnership internazionali. Gli operatori del settore seguono quindi con attenzione l’evolversi della situazione perché un’eventuale approvazione futura potrebbe modificare profondamente le logiche di approvvigionamento e produzione, favorendo modelli più globali e meno legati ai tradizionali confini industriali europei, con impatti anche sul ruolo storico di alcuni distretti della torrefazione.
In sostanza l’Europarlamento ha deciso di mettere mettere un freno a un accordo dagli effetti potenzialmente vasti, trasformandolo da un progetto di libero scambio in una partita aperta sul piano giuridico e politico, e per il settore del caffè, come per altri comparti dell’agroalimentare e dell’industria, resta un’importante zona di incertezza fino a quando la Corte di giustizia non avrà dato il suo parere.