Obbligo della dicitura “made in”

Sembra finalmente essere giunta a conclusione la proposta di legge presentata alla Commissione Europea nel 2005 relativa all’indicazione del Paese di fabbricazione sui prodotti non alimentari.
Ci riferiamo alla dicitura “made in” seguita dal nome della nazione di nascita, dicitura che non aveva finora trovato un accordo tra i rappresentanti dei Paesi europei.
Archiviata la vecchia ipotesi, la Commissione guidata da Barroso ha riformulato la proposta: ogni impresa può scegliere se usare la dicitura generica made in Europe, visto che si tratta di distinguere prodotti realizzati entro o fuori i Paesi comunitari, o specificare il nome esatto del Paese in cui il prodotto è fabbricato.
Il marchio rappresenta una sicurezza per i consumatori e rispetta le norme sulla trasparenza.
Attualmente all’esame della Commissione, si spera che la proposta venga presto convertita in legge e non venga archiviata com’è accaduto con la prima.

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