Il nono Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato il 28 maggio 2026 al XX Forum Compraverde Buygreen di Roma, fotografa un’Italia degli acquisti pubblici ancora a metà strada: l’indice di performance complessivo si attesta al 65%, e su 847 bandi analizzati – emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 ASL – ben 191 gare, pari al 22,6% del totale, sono state lanciate senza applicare i Criteri Ambientali Minimi (CAM). Un dato che colpisce: l’obbligo è in vigore dal 2016 e il nuovo Codice dei contratti (D.Lgs. 36/2023) lo ha riconfermato all’articolo 57, senza deroghe.
Il settore del vending non è un osservatore esterno: ne è protagonista diretto. Dal 26 maggio 2025 è in vigore il D.M. Ambiente 9 aprile 2025, che ha aggiornato i CAM per i servizi di ristoro e la distribuzione di acqua potabile di rete, coprendo esplicitamente l’installazione e la gestione di distributori automatici di bevande calde, fredde e snack. I criteri puntano a ridurre gli impatti lungo l’intero ciclo di vita del servizio: limitazione degli imballaggi, prodotti da filiera corta e biologici, ecodesign delle macchine, raccolta differenziata. Una novità significativa è l’obbligo di redigere una Relazione CAM – documento che attesti la conformità dell’offerta – che le stazioni appaltanti verificheranno sia in fase di selezione sia durante l’esecuzione del contratto, con previsione di sanzioni e, nei casi più gravi, risoluzione del contratto.
Le centrali di committenza regionali si confermano le più virtuose con un indice di performance del 90%. Più in difficoltà ASL ed enti gestori di aree protette, fermi al 57%. Sono proprio questi i contesti dove si concentra una parte rilevante delle installazioni di distributori automatici nel canale pubblico, rendendo il dato direttamente rilevante per gli operatori del settore.
Il Rapporto individua due ostacoli strutturali: formazione insufficiente del personale addetto alle gare e carente monitoraggio interno sugli acquisti verdi. Si tratta di un deficit di competenze tecniche che produce bandi illegittimi o privi di criteri ambientali. La conseguenza per gli operatori del vending è duplice: concorrenza non sempre giocata su regole uniformi, ma anche opportunità concreta per chi ha già investito in compliance CAM di valorizzare questo vantaggio nelle gare.
La spesa complessiva della PA soggetta alle norme sugli appalti ammonta a 271,8 miliardi di euro (ANAC 2025), una quota rilevante della quale riguarda servizi di ristoro e distribuzione automatica. Se il 22,6% dei bandi non applica i CAM, quasi uno su quattro appalti si trova in una zona grigia normativa con rischi sia per le stazioni appaltanti che per gli operatori aggiudicatari. Per il vending, settore storicamente radicato nel canale pubblico, la capacità di dimostrare conformità ambientale con dati, certificazioni e Relazione CAM è ormai un requisito competitivo reale, non una formalità.
