Antitrust e Vending: se Maometto non va alla montagna…

29-07-2014 – Da tempo Confida stava tentando di avere un contatto con l’Antitrust per avanzare le sue proposte in materia di trasparenza e correttezza in un mercato – quello della distribuzione automatica – governato da offerte sempre più “folli” per ciò che concerne la competitività tra i fornitori del servizio e l’equità del prezzo finale al consumatore.
La nota vicenda, che negli scorsi giorni ha scosso parte degli addetti ai lavori, ossia l’avvio di un’istruttoria da parte dell’Antitrust nei confronti di alcune società di gestione, è divenuta occasione d’incontro tra l’associazione di categoria e il Garante che ha inviato i suoi ispettori anche nella sede di Confida “per capirne di più”.

Quest’azione del Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di un gruppo di gestori potrebbe essere il punto di partenza per fare maggiore chiarezza sull’intero argomento e, in particolare, su quel meccanismo, divenuto costume, basato sul pagamento di canoni considerati “pazzeschi” a fronte di un’offerta economica caratterizzata da prezzi delle consumazioni che rasentano il ridicolo. Un meccanismo che diventa ancor più evidente laddove si ha a che fare con postazioni nell’ambito della Pubblica Amministrazione.

Restando in tema e tornando al caso specifico, l’esame dell’Antitrust è diretto ad accertare l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale tra un gruppo di società di gestione, le quali  andrebbero a dividersi fette di mercato in maniera “organizzata”, evitando in pieno accordo di “pestarsi i piedi” sul territorio. Secondo l’Antitrust, quest’orientamento pregiudicherebbe il regolare andamento del libero mercato  e costituirebbe reato (art. 2 della legge n. 287/9sta 0 e art. 101 del TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) in violazione alla normativa a tutela della concorrenza.
Sebbene le società oggetto dell’accertamento costituiscano solo una piccola parte dei gestori vending italiani, qualche considerazione va fatta tenendo conto dei meccanismi ingenerati  dal supposto orientamento  degli attori presi in esame e delle conseguenze che esso ha sull’intero comparto.

Nessuno può sapere davvero cosa ci sia di vero dietro quelle che, comunque,  appaiono essere qualcosa di più di semplici voci.
Ma se il Garante  avesse ragione al termine dell’indagine avviata dai suoi ispettori, ci sarebbero forse gli estremi per dare nuovamente vita alla “libera concorrenza” con la partecipazione attiva a bandi di gara e alla ricerca di nuovi clienti secondo una logica ben diversa rispetto ai presunti accordi di aziende di gestione che, nell’ingiustificabile tentativo di difendere un fatturato a sostegno dei sempre più alti costi di gestione, potrebbero aver innescato un meccanismo fuorviante, a tutto svantaggio dei tanti medi e piccoli gestori che concorrono con il loro sacrificato e diligente lavoro quotidiano al mercato. E, appunto, alla libera concorrenza.

Ben venga una disciplina del settore con un prezzo minimo applicabile al di sotto del quale non scendere.
Ben venga l’uso diffuso da parte di un numero sempre maggiore di gestioni dei certificati di qualità sulla prestazione del servizio e dell’igiene adottata in tutta la filiera anche attraverso il coinvolgimento dei consumatori stessi, giudici insostituibili del lavoro svolto dagli operatori del settore.
Ben venga l’intervento dell’Associazione di categoria a tutela di tutti i gestori e del libero mercato, così come sta diligentemente ed efficacemente facendo attraverso tutto il suo staff, Presidente in prima linea.
Ben venga  un codice etico e comportamentale sottoscritto dai gestori, con la conseguente assunzione di impegni specifici nei confronti dei clienti, dei propri dipendenti e collaboratori, dei fornitori, che non badi solo ed esclusivamente all’ EBIT e al Dio Denaro, ma tuteli la formazione tesa al miglioramento del lavoro e del servizio prestato con strumenti che ne garantiscano seriamente la qualità.

Ma senza semplicistici accordi di cosiddetta “non belligeranza” che, di fatto, ucciderebbero il mercato e le buone intenzioni di chi lavora onestamente, dando così ragione all’Autorità a garanzia della libera concorrenza e all’utente “segnalatore” da cui è partita l’indagine.

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Per dovere di cronaca e per quanti non ne fossero ancora a conoscenza, la vicenda è partita da una segnalazione, pervenuta a maggio scorso e integrata da una seconda del 3 luglio, da parte di un utente, il quale riporta alcune conversazioni telefoniche avute con le operatrici del call center di Gruppo Argenta, da lui contattato per ricevere un’offerta commerciale per l’installazione di distributori automatici. Le operatrici non hanno voluto/potuto accogliere la richiesta essendo l’ipotetico nuovo cliente già servito da altra ditta facente parte di un accordo di non-concorrenza.
L’approfondimento di questa segnalazione avrebbe portato alla luce l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale tra le seguenti società: Gruppo Argenta S.p.A., D.A.E.M. S.p.A. (Buonristoro Vending Group) – e le controllate Molinari S.p.A., Dist.Illy s.r.l., Aromi s.r.l., Dolomatic s.r.l. e Govi s.r.l. –  Sogeda s.r.l., Ge.S.A. S.p.A., Gruppo Illiria S.p.A., IVS Italia S.p.A., Liomatic S.p.A., Ovdamatic s.r.l., Gedac s.r.l.
Sulla base della segnalazione e sulla presupposizione dell’esistenza di un patto anticoncorrenziale fra esse, il Garante ha avviato un’istruttoria di accertamento presso le sedi delle società elencate che proseguirà fino al completamento dell’accertamento a cui è stata posta la data limite del 31 dicembre 2015.

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