Plastic tax verso un nuovo rinvio. La filiera continua a chiedere l’abolizione

Il nuovo rinvio di sei mesi riaccende il confronto sulla plastic tax. Unionplast e Assobibe chiedono una soluzione definitiva, mentre Greenpeace critica i continui rinvii e richiama i benefici ambientali dell’imposta.

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Un ulteriore rinvio della plastic tax, questa volta di sei mesi, è stato annunciato dal Governo nell’ambito della manovra economica per il 2027. La prospettiva ha riacceso il confronto tra le associazioni industriali, che chiedono una soluzione definitiva dopo anni di incertezza, e le organizzazioni ambientaliste, contrarie ai continui differimenti dell’imposta.
La plastic tax, introdotta con la legge di bilancio 2020 e mai entrata in vigore, dovrebbe diventare operativa il 1° gennaio 2027. Il nuovo rinvio ne sposterebbe l’applicazione al 1° luglio 2027. A confermare l’intenzione del Governo è stato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, intervenuto il 26 ottobre all’assemblea di Federchimica:”Rinvieremo per altri sei mesi la Plastic Tax e la Sugar Tax, io sarei per un rinvio di un anno“, ha dichiarato il ministro.

Unionplast, l’associazione delle imprese trasformatrici di materie plastiche, ha chiesto al Governo di utilizzare la legge di bilancio per abolire definitivamente l’imposta, anziché prevedere un’ulteriore proroga. Secondo il presidente Massimo Centonze, il contesto economico e normativo è cambiato rispetto all’introduzione della misura. Le imprese affrontano costi energetici elevati, concorrenza internazionale e nuovi obblighi ambientali europei, ai quali si aggiungerebbe un ulteriore onere fiscale.
Il 22 ottobre Unionplast e Assobibe, l’associazione dei produttori di bevande analcoliche, hanno diffuso un comunicato congiunto per contestare l’ipotesi di un rinvio limitato a sei mesi. Le associazioni sottolineano che una proroga così breve non permetterebbe alle aziende di pianificare adeguatamente investimenti e attività produttive, mantenendo l’incertezza sui futuri costi.
Il presidente di Assobibe, Giangiacomo Pierini, ha evidenziato che l’incertezza legata a plastic e sugar tax mantiene, secondo l’associazione, bloccato un miliardo di euro di investimenti. Un rinvio semestrale costringerebbe inoltre le imprese ad avviare già a gennaio il confronto con distribuzione e commercio all’ingrosso sui possibili aumenti dei listini.

Di orientamento opposto la posizione di Greenpeace Italia, che in un’analisi pubblicata il 7 ottobre ha criticato i ripetuti rinvii della plastic tax. Secondo l’organizzazione, la mancata applicazione dell’imposta avrebbe comportato un gettito potenziale non realizzato di almeno 2 miliardi di euro tra il 2020 e il 2026. Risorse che avrebbero potuto sostenere la raccolta differenziata, il riciclo e i sistemi di deposito cauzionale per gli imballaggi. Greenpeace ritiene inoltre che l’imposta potrebbe favorire l’utilizzo di plastica riciclata rispetto a quella vergine.

La questione interessa anche la distribuzione automatica, per il possibile impatto sui costi di bottiglie, contenitori e altri imballaggi monouso.  In ogni caso, al 28 ottobre 2026 il nuovo rinvio non è ancora legge. Resta quindi vigente la decorrenza del 1° gennaio 2027, in attesa dell’eventuale approvazione della proroga nell’ambito della manovra.