Rimini: di nuovo scontro in Consiglio comunale per i Negozi H24

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Rimini: di nuovo scontro in Consiglio comunale per i Negozi H24

Non si sono ancora calmate le acque sul fronte dei distributori automatici h24 in Calabria, dove Confida è intervenuta con una presa di posizione netta, che già si accende un nuovo focolaio, questa volta in Romagna. A Rimini è tornata a infiammarsi la questione del distributore di Borgo Marina, con uno scontro in Consiglio comunale tra FdI e l’amministrazione di centrosinistra. Al centro della polemica: un cambio di ordinanza che, secondo l’opposizione, avrebbe trasformato un provvedimento efficace in uno strumento troppo debole per un problema che si trascina da cinque anni.

Una storia che inizia nel 2020
Il distributore automatico di Corso Giovanni XXIII è attivo dall’aprile 2020, aperto durante il lockdown in una zona già nota per spaccio e degrado. Fin dai primi giorni il consigliere di FdI Gioenzo Renzi aveva segnalato bivacchi, rifiuti abbandonati e disturbo ai residenti, depositando nel corso degli anni quattro interrogazioni consiliari senza ottenere risposte concrete.
Il 27 giugno 2025 il Sindaco firma un’ordinanza operativa dal 1° luglio: i distributori automatici nel quadrante tra stazione e centro storico possono operare solo in presenza di personale addetto al presidio. Violazioni punite con sanzioni da 400 a 500 euro. Confida reagisce con fermezza: il presidente Massimo Trapletti definisce il provvedimento un tentativo errato di colpevolizzare i gestori, che considera anch’essi vittime del degrado, e rivendica gli strumenti già adottati dal settore in materia di sicurezza e sorveglianza.
Due mesi dopo, il 27 agosto, il Comune revoca l’ordinanza e la sostituisce con un provvedimento sperimentale elaborato in accordo con Confida: chiusura notturna dalle 23 alle 5 e obbligo di videosorveglianza, senza più obbligo di personale in presenza. L’assessore alla Sicurezza Juri Magrini presenta la scelta come orientata a misure più sostenibili per gli operatori e più difendibili in sede giudiziaria, anche sul piano tecnico: la nuova ordinanza si fonda sull’articolo 50 del TUEL anziché sul più incisivo articolo 54.

È su questo cambio di rotta che si consuma oggi lo scontro in Consiglio comunale. Renzi attacca: la sostituzione dell’obbligo di presidio con la sola chiusura notturna sarebbe motivata dai costi che il titolare avrebbe dovuto sostenere per garantire la presenza di un addetto, subordinando l’interesse pubblico al profitto privato. A sostegno della propria tesi, il consigliere cita il precedente di Ravenna, dove l’allora sindaco Michele de Pascale aveva emesso nel 2019 un’ordinanza di chiusura di un distributore analogo in zona stazione, poi confermata dal TAR dell’Emilia-Romagna.
Juri Magrini replica che le ordinanze devono essere sostenibili in tribunale e non vessatorie verso i privati, ricordando che i distributori rappresentano un servizio essenziale per molte categorie di lavoratori.
Resta sullo sfondo la questione centrale che Confida ha già sollevato in altri contesti: scaricare sui gestori la responsabilità del degrado urbano non risolve il problema, e rischia di penalizzare un settore che opera nel rispetto delle regole.

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