Scuola. Vietare gli snack può incentivare il mercato nero

Tommie-Rose

Il Regno Unito è stato uno dei primi Paesi europei a vietare la vendita di “junk food” nelle scuole con l’obiettivo di spingere i ragazzi verso un’alimentazione più sana. Via gli snack dai punti ristoro e dai distributori automatici, gli studenti si sono visti privare del piacere della pausa merenda e ciò ha causato non pochi malumori.
Il divieto, dunque, non solo ha dato scarsi risultati, ma si è addirittura rivelato un boomerang.
Per sopperire alla mancanza – o forse per approfittarne – Tommie Rose, quindicenne di Salford, ha messo in piedi un sistema di vendita di patatine, dolciumi e bibite “proibite” che gli ha fruttato una piccola fortuna: ben 14.000 sterline, circa 17.000 euro!
La vendita sotto banco avveniva nel cortile della scuola, dove Tommie era aiutato da due assistenti, compagni di scuola, pagati ben 5,5 sterline al giorno.
Scoperto dagli insegnanti, il giovane si è giustificato affermando che i soldi gli servivano per pagarsi i futuri studi universitari. Tommie non è stato sospeso, gli è solo stato vietato di continuare la sua attività nella scuola.
Con ogni probabilità il giovane e intraprendente imprenditore in erba troverà un escamotage per continuare il suo fiorente mercato. Magari spostandolo un passo prima dell’ingresso della scuola…

 

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