Ecopolietilene 2026: plastica, riciclo e transizione sotto la lente di Plastic Consult

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Ecopolietilene 2026: plastica, riciclo e transizione sotto la lente di Plastic Consult
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Il 22 aprile 2026 si è tenuto il convegno annuale di Ecopolietilene, l’associazione italiana dei produttori e trasformatori di polietilene. Al centro della giornata la presentazione di Paolo Arcelli, Direttore di Plastic Consult, intitolata “Plastica: chi paga il prezzo del futuro?“, un’analisi strutturata in nove capitoli che ha offerto una lettura articolata della filiera delle materie plastiche in Italia e in Europa, tra pressioni di mercato, obblighi normativi e instabilità geopolitica.
Il punto di partenza è il contesto macroeconomico: i dati 2024-2025 confermano una crescita europea contenuta, con debolezza persistente in Germania, profilo stabile ma lento in Italia, andamento moderato in Francia e dinamica più sostenuta in Spagna. Sul versante della produzione industriale, il 2024 è stato complessivamente debole. Il 2025 ha mostrato segnali di miglioramento, ma la fragilità strutturale rimane. A questo si aggiunge la progressiva perdita di capacità produttiva nella chimica e nei polimeri: tra impianti già chiusi e capacità a rischio, oltre 15 milioni di tonnellate di resine risultano sottratte alla produzione europea, con una dipendenza crescente dalle importazioni.
In Italia il mercato delle termoplastiche vergini si attesta intorno a 5.010-5.020 Kton nel 2025, con una variazione di circa -0,2% rispetto al 2024: volumi sostanzialmente stagnanti, senza segnali di recupero strutturale della domanda. Sul fronte dei riciclati, la situazione è più critica: nel 2025 i volumi di polimeri riciclati utilizzati in Italia segnano un calo previsionale del 7,5% rispetto al 2024, interrompendo la crescita del quadriennio precedente. Il riciclo meccanico nazionale mantiene una buona tenuta produttiva con circa 833.000 tonnellate di riciclati post-consumo nel 2024, in crescita del 3,2% sul 2023, ma il fatturato settoriale resta debole: la tenuta dei volumi non coincide più con la tenuta del valore.
La filiera del riciclo è chiamata a espandersi proprio mentre la sua sostenibilità economica si fa più fragile. La normativa europea fissa obiettivi crescenti di contenuto riciclato in prodotti e imballaggi, ma il mercato comprime i margini industriali. In Europa, nell’ultimo triennio, circa 490 Kton di capacità di riciclo sono state chiuse al di fuori dell’Italia, con la quota maggiore in Paesi Bassi, Regno Unito e Germania, per ragioni economiche, ambientali, legali e per mancanza di supporto politico. Nel marzo 2026 è fallita Repeats Northern Europe nei Paesi Bassi.
Con il passaggio dalla direttiva al regolamento, il PPWR rafforza la disciplina europea degli imballaggi. Ma la traiettoria regolatoria si estende oltre. Lo schema di regolamento MASE del 19 marzo 2026 sui prodotti plastici non da imballaggio introduce un nuovo regime EPR per filiere oggi escluse dai sistemi esistenti, prevedendo registro nazionale dei produttori, obbligo di iscrizione, numero di registrazione nei documenti commerciali e un Centro di Coordinamento dedicato. Ciò vuol dire che quando una filiera plastica è rilevante per diffusione, volumi o criticità di fine vita, la pressione regolatoria tende ad aumentare.
Il riciclo europeo compete in un mercato aperto in cui costi industriali, obblighi di tracciabilità e vincoli regolatori non pesano allo stesso modo su tutti gli operatori. Il materiale riciclato non viene premiato in modo stabile: si sceglie quando conviene, ma viene abbandonato non appena si amplia il differenziale di prezzo con il vergine. La filiera italiana è caratterizzata da PMI specializzate e flessibili, capaci di adattarsi rapidamente, ma la frammentazione rende più difficile assorbire shock prolungati su prezzi, logistica e adempimenti.

Il conflitto in Medio Oriente aggiunge un ulteriore livello di rischio
. Il traffico nello Stretto di Hormuz è ancora intermittente, con forte volatilità di Brent e gas europeo, aumento dei premi logistici e assicurativi e impianti medio orientali danneggiati o distrutti. Nel breve termine si attende una riduzione della disponibilità di intermedi e poliolefine dal Golfo e una maggiore fragilità del mercato europeo. Il rischio principale, secondo Plastic Consult, è la perdita di visibilità su costi, tempi e condizioni competitive.

 

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