Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha rotto il silenzio sull’Iperammortamento. Con il comunicato stampa n. 13 del 12 marzo 2026, il MEF ha annunciato l’imminente emanazione di un provvedimento legislativo che sopprimerà la clausola che limitava il beneficio ai soli acquisti di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti allo Spazio economico europeo. Una notizia attesa da mesi dal mondo industriale, poiché la clausola territoriale introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 aveva di fatto paralizzato la pianificazione degli investimenti. Sappiamo che buona parte dell’hardware. dei componenti elettronici e dei sistemi di pagamento è prodotta o assemblata al di fuori dell’area UE e SEE, principalmente in Asia. Con il vincolo in vigore, la maggior parte degli acquisti tipici di un operatore di distribuzione automatica sarebbe rimasta esclusa dall’agevolazione. Il risultato era stato un blocco sostanziale degli ordini fin dall’avvio dello strumento, fissato al 1° gennaio 2026 ma mai partito perché manca ancora il decreto attuativo e quindi la piattaforma per dare avvio all’operatività della misura.
L’annuncio del MEF nasce proprio dall’esigenza di rassicurare le imprese nell’attesa: il decreto fiscale che avrebbe dovuto contenere la modifica era previsto al Consiglio dei Ministri del 10 marzo, ma la seduta si è conclusa senza esito. Sembra probabile che sia il nodo risorse a bloccare il provvedimento: togliendo il vincolo Made in UE si allarga il perimetro dell’agevolazione, e quindi l’iperammortamento va rifinanziato*.
Le aliquote dello strumento
Resta ferma la disciplina prevista dalla legge 199/2025: dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, i titolari di reddito d’impresa che investono in beni strumentali nuovi possono fruire di una maggiorazione delle quote di ammortamento differenziata per ammontare: 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, 100% tra 2,5 e 10 milioni, 50% per la quota da 10 a 20 milioni.
Attendere il provvedimento
La cautela rimane d’obbligo. Come sottolineato da più fonti specializzate, un comunicato ministeriale non ha valore normativo: finché il decreto fiscale non sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e il successivo decreto attuativo MIMIT-MEF non renderà operativa la piattaforma GSE, nessun investimento potrà formalmente avviarsi.
*La vicenda si intreccia con quella del vecchio piano Transizione 5.0, le cui risorse erano state dichiarate esaurite dal MIMIT a novembre 2025. Transizione 5.0 ha assorbito 4,25 miliardi di euro a fronte dei 2,75 stanziati. Il gap è in gran parte coperto dagli 1,3 miliardi già in bilancio, ma mancano ancora circa 200 milioni. Le due questioni – copertura dell’iperammortamento allargato e soddisfazione delle domande in coda per Transizione 5.0 – dovranno probabilmente essere risolte con lo stesso provvedimento.



















