A rischio lo stabilimento di Acqua Santa Croce

06-03-2014 – Non è decisamente un buon momento quello vissuto dal comparto delle acque minerali.
Situazioni difficili, che si protraggono da qualche anno, stanno arrivando al capolinea e non sempre vi trovano un salvatore disposto a risollevarne le sorti, come sta accadendo per Sangemini e Gaudianello.
Un altro stabilimento in difficoltà è quello di Acqua Santa Croce, di proprietà di Camillo Colella, che un tempo era una fiorente industria con 150 dipendenti e una produzione che sfiorava 300 milioni di bottiglie l’anno, commercializzate in Italia e in molti Paesi esteri.
Acqua Santa Croce impiega oggi una trentina di addetti a rotazione, i quali tra l’altro non percepiscono stipendio dall’agosto scorso, ed ha ridotto la sua produzione circoscritta al mercato del Centro Italia.
Allo scadere degli ammortizzatori sociali, previsto per il 6 aprile prossimo, si potrebbero aprire scenari poco piacevoli ed è per questo motivo che i sindacati chiedono alla proprietà un programma d’investimenti tesi al rilancio dello stabilimento e distribuiti su più punti: diversificazione del prodotto, strutturazione di una rete vendita e sviluppo dell’area marketing.

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