Da Cultiva un’insalata ready-to-eat totalmente sostenibile

15-10-2018 – Cultiva nasce dall’amore per la terra e le tradizioni familiari. È una realtà che ha radici ben piantate nei suoli italiani, ma lo sguardo rivolto alla globalità, dialogando con Stati Uniti e UK. Coltivare e lavorare le verdure non basta per descrivere il lavoro di Giancarlo Boscolo e della sua azienda.

Boscolo sbarca negli Stati Uniti, portando il suo radicchio italiano in Georgia nel 1987. Voleva vedere quanto mercato potesse avere il made in Italy e capì che c’era un settore davvero importante da poter considerare: quello della IV Gamma. Un passaggio attraverso il mercato del Regno Unito lo riporta in Italia nel 2005 e due anni dopo ha inizio la collaborazione con Gruppo Conserve Italia, per lo sviluppo della IV Gamma a marchio Valfrutta.

Il biologico è un campo di grande interesse per l’azienda, ne è prova la vastità di terreni che Cultiva ha dedicato a questo tipo di agricoltura: il 25% della produzione è biologica e in questo modo Cultiva può servire clienti della GdO come Coop, Carrefour e Aldi, oltre che le insalate di IV gamma bio di Valfrutta.

Cultiva, tanto legata al territorio nazionale quanto aperta ai venti internazionali, mostra insaziabile la voglia di crescere e investire per portare continua innovazione e rispondere in modo puntuale alle esigenze dei consumatori.

Quest’anno per la prima volta Cultiva ha partecipato al SANA con le sue insalate di I e IV Gamma. In tale occasione, è stato effettuato un panel test per verificare la risposta diretta del pubblico alle novità autunnali che l’azienda vorrebbe lanciare: insalate miste da provare con diversi arricchitori bio.

La degustazione è stata un successo, soprattutto per il packaging in PLA compostabile e biodegradabile, corredato di posate in mater-bi e kit dressing biologico. A breve l’azienda sarà pronta con la sua innovativa insalata 100% sostenibile, un piatto perfetto per tutti i canali del fuori casa.

“Stiamo investendo molto nel biologico – afferma Giancarlo Boscolo – Per ora solo il 20% della nostra produzione biologica viene venduta al mercato italiano, ma quest’ultimo è anche quello che ha maggiori capacità di incremento per i prossimi anni”.

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