Negli Stati Uniti la ricerca sugli snack sperimenta una strada decisamente insolita: utilizzare composti ricavati da bottiglie in PET e residui agricoli per produrre nuovi ingredienti alimentari. A lavorarci è un gruppo della Southern Illinois University Carbondale con µBites, progetto che combina biotecnologie e stampa alimentare 3D per ottenere piccoli snack ricchi di proteine.
Il prototipo è stato sviluppato nell’ambito del Deep Space Food Challenge della NASA, competizione nata per individuare sistemi capaci di produrre alimenti sicuri e nutrienti utilizzando poche risorse e generando quantità ridotte di rifiuti durante missioni spaziali di lunga durata. µBites figurava tra i 18 progetti statunitensi premiati nella prima fase del 2021 con 25.000 dollari.
Il procedimento non consiste nell’aggiungere plastica a un impasto. Il PET utilizzato comunemente per le bottiglie, insieme a steli e foglie di mais e altre biomasse, viene sottoposto a un processo che impiega acqua e ossigeno ad alte temperature e pressioni. Il materiale viene così scomposto in molecole più semplici, accessibili ai microrganismi. Alcuni lieviti appositamente programmati utilizzano quindi questi composti per produrre proteine, grassi e altre sostanze di interesse alimentare.
La ricerca presentata ad agosto all’ACS Fall 2026 ha compiuto un ulteriore passo. Un ceppo di lievito da panificazione è stato modificato per produrre vanillina da biomassa vegetale, mentre un altro microrganismo utilizza etilenglicole derivato dal PET per ottenere beta-carotene, precursore della vitamina A. Gli ingredienti vengono combinati con fibra, amido e dolcificante e successivamente lavorati con una stampante alimentare 3D per dare forma ai µBites.
L’interesse della sperimentazione è soprattutto prospettico e riguarda anche il tema della sostenibilità. µBites non è oggi uno snack destinato alla vendita e al consumo umano, ma la ricerca affronta questioni centrali anche per l’industria dello snack: il recupero di materiali di scarto, la possibilità di trasformarli in nuove risorse, lo sviluppo di ingredienti alternativi e l’automazione dei processi produttivi. In questa prospettiva, il progetto prova a mettere in relazione produzione alimentare ed economia circolare, intervenendo contemporaneamente sulla gestione dei rifiuti e sull’impiego di nuove fonti per ottenere ingredienti.
La tecnologia resta comunque in fase sperimentale. La formulazione attuale deve completare le verifiche necessarie prima di ulteriori test di assaggio e restano da affrontare aspetti legati a efficienza, costi e possibilità di applicare il processo su scala più ampia.





























