Ennesima conferma: stare sui social giustifica il licenziamento

15-02-2019 – Ancora una volta, una Corte di Cassazione ha sentenziato che è giustificato il licenziamento del dipendente che trascorre molto tempo sui social durante le ore di lavoro.
È accaduto a Cagliari, Torino, Perugia, Bergamo e Ivrea e, più di recente, a Brescia dove la Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento disciplinare di una dipendente, deciso dal proprio datore di lavoro, quando questi ha appurato che la donna trascorreva molte ore sui suoi profili social: in 18 mesi ben 4.500 accessi a Facebook ed altri 1.500 su altre piattaforme, tutte attraverso il proprio account personale.
Il titolare dell’impresa se ne era accorto  quasi per caso, effettuando un controllo al PC aziendale e portando in tribunale i dati desunti, una volta che la dipendente aveva impugnato il licenziamento e citato l’imprenditore in giudizio.
Condannata una prima volta, la lavoratrice era ricorsa in Cassazione, ritenendo che la ricerca effettuata dal suo ex titolare e i dati portati come prova violassero le norme sulla privacy.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato il licenziamento non avendo ravvisata alcuna lesione dei dati personali, dal momento che le prove portate all’attenzione dei giudici erano “quantitative”, ovvero riportavano il numero degli accessi, e non “qualitative”, ovvero non facevano alcun riferimento ai  contenuti.
Secondo i giudici, nel comportamento della lavoratrice è da ravvisarsi una violazione dell’etica comune, che impone diligenza e buona fede nello svolgimento della propria prestazione lavorativa.

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