Se il compenso è inadeguato, il patto di non concorrenza decade

12-11-2018 – Il Tribunale di  Perugia, con la sentenza n. 369 del 10 Ottobre 2018, ha stabilito che il patto di non concorrenza, firmato da un lavoratore sulla limitazione alla sua eventuale attività dopo la cessazione del rapporto di lavoro, è nullo se il compenso pattuito non è adeguato al sacrificio richiesto  ed è determinato sulla base dell’anzianità di lavoro.
Il caso specifico, esaminato dal Tribunale di Perugia, prevedeva:
• il divieto di svolgere “attività di promozione, di vendita, di assistenza tecnica e comunque in generale attività commerciale in concorrenza con quella svolta dalla stessa società, sia in proprio che in collaborazione con altri, sia in forma subordinata che autonoma o associata, e quindi in alcun modo o forma e neppure per interposta persona e in generale con alcun comportamento o alcun rapporto di qualunque natura”;
• che il patto aveva “validità per l’intero territorio nazionale ed in tale ambito per tutta la clientela, già sussistente o potenziale, della società e per tutti i prodotti dalla stessa commercializzati o commercializzabili nell’ambito merceologico dei prodotti core business dell’azienda;
• che tale patto prevedeva, in caso di violazione, il pagamento di una penale pari 18 mensilità della retribuzione lorda;
• che il patto prevedeva, quale corrispettivo, l’erogazione di una somma lorda annua pari a E 7.000,00 erogata, in frazioni mensili di E 500,00 per quattordici mensilità;
•  che il rapporto di lavoro è cessato a seguito di dimissioni del convenuto;
• che questi ha violato il patto in quanto ha immediatamente intrapreso un nuovo rapporto lavorativo con un’altra società, in diretta concorrenza con la ricorrente.

Secondo i termini del contratto, il patto era collegato all’anzianità del lavoratore e non alla congruità del compenso per il sacrificio richiesto al dipendente uscente.

Fonte: www.fiscoetasse.com

patto di non concorrenza

 

 

 

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