Usa e riusa. L’Internet of Things applicato alla tazza di caffè

26-09-2019 – Dalla constatazione che nel Regno Unito si bevono 95 milioni di tazze di caffè, dei quali l’80% consumato al bar, è nata l’idea di un sistema che permette di adoperare tazze da caffè riutilizzabili, sebbene non appartengano al consumatore.
Il progetto, denominato Cupclub, è dell’architetto e designer Safia Qureshi e funziona come la carta Oyster, la diffusissima card che, tramite un sistema di tracciamento Rfid, permette ai cittadini di circolare sulla rete di trasporti pubblici londinese, scalando l’importo caricato ad ogni tornello dei cambi stazione.
Applicato alla tazza di caffè, il sistema funzionerebbe in maniera molto simile. Ad ogni cliente, la caffetteria consegna una tazza di caffè da asporto Cupclub ed il cliente, iscritto gratuitamente al club, ha tempo 3 giorni per riportarla indietro. Lavata con un sistema che impiega una piccola quantità di acqua e che è a carico del negoziante,  la tazza rientra nel circuito e può essere riconsegnata ad un qualsiasi altro cliente, un’operazione che può essere ripetuta per ben 132 volte.

La tazza on-the-go riutilizzabile è solo una delle tante idee che stanno nascendo sulla scia della diffusa consapevolezza che occorre trovare una soluzione sostenibile al monouso. Ben vengano idee alternative come CupClub, purché si tenga conto della salute dei consumatori e il “lavare” la tazza con poca acqua non sia un semplice e veloce risciacquo.

Safia Qureshi

 

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