Transizione 5.0: ripristinate le risorse dopo il pressing delle imprese

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Transizione 5.0: ripristinate le risorse dopo il pressing delle imprese

Il 27 marzo il governo aveva approvato un decreto fiscale che riduceva del 65% il credito d’imposta per le oltre 7.400 imprese in lista d’attesa per il Piano Transizione 5.0.
Il 1° aprile, dopo una settimana di proteste compatte da parte del sistema produttivo italiano, lo stesso governo ha fatto marcia indietro: al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sono state ripristinate tutte le risorse originariamente previste e ne sono state aggiunte di nuove a sostegno della competitività delle imprese.

La vicenda era iniziata con il DL 38/2026, che aveva stanziato solo 537 dei 1.300 milioni previsti dalla Legge di Bilancio per gli “esodati” di Transizione 5.0, ovvero le aziende che avevano presentato domanda tra il 7 e il 27 novembre 2025 e si erano viste riconoscere solo il 35% del credito d’imposta originariamente prenotato. Esclusi dal beneficio anche gli investimenti in fonti rinnovabili e fotovoltaico ad alta efficienza. In termini concreti, per molte imprese il ristoro effettivo era sceso tra il 12,25% e il 15,75%: aliquote inferiori persino a quelle del vecchio Piano Transizione 4.0.

La reazione era stata immediata e trasversale. Confindustria aveva definito il decreto “molto penalizzante“, denunciando effetti retroattivi lesivi del principio del legittimo affidamento. Il presidente Emanuele Orsini aveva chiesto l’apertura immediata di un tavolo, mettendo in guardia sul rischio per la fiducia delle imprese nelle istituzioni. Sulla stessa linea Confartigianato, il cui presidente Marco Granelli aveva ricordato che “alle imprese era stato ripetutamente assicurato dal Governo che tutti coloro che avevano correttamente inviato le domande avrebbero avuto accesso agli incentivi“. A queste voci si erano aggiunte quelle di Confcommercio, Confapi, Confimi, Legacoop e CNA, formando un fronte unitario raramente visto nel sistema delle associazioni di categoria italiane.

Il tavolo del 1° aprile ha dato ragione alle imprese. Federdistribuzione, tra le associazioni convocate al Mimit, ha espresso soddisfazione per la decisione del governo di ripristinare tutte le risorse previste dalla manovra e di aggiungerne ulteriori a sostegno della competitività. L’associazione, che rappresenta aziende della distribuzione moderna con oltre 86 miliardi di euro di giro d’affari e più di 225.000 addetti, aveva ribadito al tavolo la necessità di garantire certezza e continuità agli strumenti di sostegno agli investimenti, sottolineando l’importanza strategica del Piano per i progetti di innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico.

Il nodo politico rimane aperto. La vicenda ha messo in luce una fragilità strutturale nel rapporto tra imprese e istituzioni: quando le regole cambiano retroattivamente su investimenti già effettuati, il danno non è solo economico ma di sistema. Questa volta la pressione ha funzionato. La domanda che il settore si pone è se la certezza normativa conquistata il 1° aprile sia destinata a durare.

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