Facciamo il punto sul tema, di cui ci siamo già occupati in questo articolo, alla luce delle ulteriori indicazioni fornite da Unione Italiana Food.
Manca ormai meno di due settimane all’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), il Regolamento UE 2025/40 che dal 12 agosto 2026 ridisegna le regole degli imballaggi in Europa e che, come avevamo già raccontato, classifica per la prima volta capsule e cialde di caffè come imballaggi, anche quando arrivano a fine vita ancora piene del residuo di prodotto.
A pochi giorni dalla scadenza, Unione Italiana Food, attraverso il proprio Comitato Italiano del Caffè, ha diffuso una nota che aggiunge alcuni dettagli operativi al quadro già delineato, chiarendo in particolare come cambierà l’etichettatura e quale sarà il riparto di responsabilità tra imprese, CONAI e consumatori.
Come cambia il conferimento
La nota conferma l’impianto normativo già noto – capsule in alluminio o plastica nella raccolta indicata da produttore e Comune, cialde e capsule certificate compostabili nell’organico dove previsto – ma introduce un chiarimento pratico destinato ai cittadini: non sarà necessario svuotare la capsula prima di gettarla. Lo spiega Michele Monzini, Vicepresidente del Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food: “Non è necessario svuotare la capsula prima di gettarla: è la norma stessa a riconoscere che si tratta, ad oggi, di un imballaggio che nella stragrande maggioranza dei casi arriva ancora pieno a fine vita“. Un aspetto che Monzini definisce “un caso più unico che raro nella storia della gestione degli imballaggi“, tale da richiedere “un modello di responsabilità condivisa tra produttori, CONAI e consumatori“.
La responsabilità condivisa e la nuova etichettatura
Secondo la nota, alle imprese spetterà progettare capsule e cialde sempre più riciclabili e definire la codifica identificativa dei materiali; il CONAI lavorerà per rendere efficaci i flussi di raccolta; il consumatore sarà responsabile del corretto conferimento, seguendo le istruzioni riportate in etichetta. Su questo fronte, Unione Italiana Food annuncia che la nuova etichettatura ambientale sarà armonizzata a livello europeo, con l’obiettivo di superare le differenze oggi esistenti da Comune a Comune.
“Grazie all’etichettatura ambientale, differenziare la capsula sarà un gesto quotidiano, immediato e consapevole: basterà leggere l’etichetta e seguire le istruzioni“, sottolinea ancora Monzini.
Il lavoro della filiera
La nota fa inoltre il punto sull’attività della Commissione interna istituita dal Comitato Italiano del Caffè, impegnata su tre fronti: eco-design del prodotto, sperimentazioni di raccolta sul territorio e dialogo con gli impianti di selezione, con l’obiettivo di rendere capsule e cialde sempre più intercettabili dai sistemi di riciclo automatico.
“Le aziende italiane del caffè non subiscono la transizione ecologica, ma la guidano da pionieri […]. Siamo pronti per il 12 agosto 2026“, conclude Monzini, ricordando che il Comitato rappresenta circa 70 aziende – oltre 50 torrefazioni – per un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di euro, oltre il 75% del mercato italiano del caffè.
Per il quadro completo – obblighi di compostabilità, CAC diversificato CONAI, casi italiani di Milano e Trieste e modelli esteri – rimandiamo al nostro articolo di riferimento, che resta la guida completa sul tema in vista del 12 agosto.































