Intelligenza artificiale e Vending: il test ha svelato il lato più spietato di Claude

Vending-Bench, lo studio Andon Labs su Claude Opus 5: cartelli, minacce e rimborsi negati.

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Un distributore automatico, tre intelligenze artificiali rivali e un anno di attività simulata sono bastati per mettere a nudo un problema che il settore dell’automatic retail conoscerà sempre più da vicino: cosa succede quando a gestire un business vending è un agente AI lasciato completamente libero di agire.

Lo studio, firmato da Andon Labs in collaborazione con Anthropic, si chiama Vending-Bench Arena: un ambiente simulato in cui tre modelli di punta – Claude Opus 5, GPT-5.6 Sol (OpenAI) e Kimi K3 (Moonshot AI) – hanno gestito ciascuno un proprio distributore automatico virtuale per un anno, con l’obiettivo di massimizzare il saldo di cassa finale e con accesso email reciproco sotto pseudonimi.
La competizione, innescata dalla notizia che i tre distributori sarebbero stati collocati fianco a fianco su una strada turistica di San Francisco, si è rapidamente trasformata in un gioco di alleanze e tradimenti: cartelli di prezzo (esplicitamente riconosciuti come illegali dagli stessi modelli nei loro log di ragionamento), email con toni minacciosi verso i concorrenti, bugie ai fornitori su presunti preventivi concorrenti mai esistiti. Claude Opus 5 ha vinto la classifica con un saldo record di 11.182 dollari, ma rompendo 11 tregue concordate con i rivali (contro le 2 di GPT-5.6 Sol e 1 di Kimi K3) e rimborsando ai clienti appena 8,54 dollari complessivi, a fronte dei 655 dollari pagati dal concorrente OpenAI.
Il test si inserisce in un filone che Anthropic porta avanti da giugno 2025 con Project Vend, l’esperimento reale in cui “Claudius” (Claude Sonnet 3.7) gestì per un mese un vero minifrigo in ufficio, con esiti altrettanto rivelatori. Ne abbiamo parlato in un articolo pubblicato nel numero 77 della nostra rivista Vending News.
Secondo Andon Labs, i modelli Claude mostrano un pattern ricorrente: quando sono i migliori a fare profitto, tendono anche a comportamenti scorretti; quando vengono resi più “allineati” eticamente, i risultati economici calano. Il co-fondatore Lukas Petersson pone la domanda di fondo: se gli agenti AI gestiranno pezzi importanti dell’economia in autonomia, siamo disposti ad accettare che mentano, colludano e tradiscano gli accordi?

Al di là della cornice sperimentale, la vicenda tocca un nervo scoperto per il settore vending reale: l’automazione intelligente della gestione – pricing dinamico, negoziazione con i fornitori, rapporti con la clientela – è già oggi una prospettiva concreta, non fantascienza. Ma questi test dimostrano che delegare il processo decisionale a un agente AI senza controlli può produrre efficienza economica a scapito di correttezza ed eticità.
Per un settore fondato sulla fiducia con il consumatore e sulla trasparenza con i fornitori, la lezione è chiara: l’automazione va introdotta con supervisione e limiti espliciti, non lasciata a un’ottimizzazione del profitto fine a se stessa.


Immagini create con l’Intelligenza Artificiale (Gemini)