TriestEspresso Expo 2026 chiude con 9.300 operatori da 67 Paesi

Il bilancio della fiera triestina: forte presenza dall’Europa centro-orientale e dai Balcani, incontri B2B e un programma di convegni dal greenwashing al ricambio generazionale, affiancato dalla International Coffee Convention.

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Tra crisi energetica, tensioni geopolitiche e prezzi del caffè in aumento, la filiera dell’espresso si è data appuntamento a Trieste per TriestEspresso Expo 2026. In tre giorni la fiera ha accolto circa 9.300 operatori professionali da 67 Paesi, 21 in più di quelli emersi dalle preiscrizioni.
I visitatori esteri sono stati il 58% del totale. Quasi la metà degli stranieri (47,4%) veniva da Austria, Europa centro-orientale e Balcani. Il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, lo attribuisce alla collaborazione con le Camere dell’area Alpe Adria, in particolare quella della Carinzia e la Camera del Turismo di Slovenia, e con il Western Balkan Chamber Forum.

La piattaforma B2B ha registrato oltre 60 partecipanti da 19 Paesi, con incontri fissati in anticipo presso gli stand e in un’area dedicata. È però solo una parte dei contatti d’affari nati in fiera. Tra i preregistrati esteri, alcune centinaia, molti occupano ruoli di vertice nel trading e nell’import-export oppure si occupano dell’acquisto di macchine. Il salone ha puntato su un’offerta molto segmentata e su stand di grandi dimensioni. Tra gli espositori c’erano anche la Borsa Merci Telematica Italiana del sistema Unioncamere e l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha presentato un progetto sul caffè in El Salvador. Sui social la manifestazione ha superato le 270.000 visualizzazioni e raggiunto oltre 150.000 persone.
Il programma di convegni ha toccato anche temi normativi. Nel workshop sul greenwashing l’avvocato Matteo Levantino (Punto Impresa Digitale Fvg) ha spiegato il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea in materia, in vigore da poche settimane. Con il nuovo decreto la sostenibilità ambientale diventa una caratteristica essenziale del prodotto, soggetta agli obblighi del Codice del Consumo. Di conseguenza, ogni messaggio “green” delle aziende dovrà basarsi su valutazioni misurabili e certificate da terzi indipendenti.
Spazio anche al ricambio generazionale con l’incontro “I giovani nel mondo del caffè”, a cura di Generazione C del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè. Il gruppo riunisce giovani under 30 del settore provenienti da tutta Italia. Martina Meneghel (Dersut) ha descritto un ricambio “positivo e in costante crescita“, con ragazzi che vogliono imparare e raccontare ai coetanei “quanto c’è dietro una tazzina“.

Prima della fiera, dal 18 al 20 ottobre, Trieste ha ospitato i workshop di C4CEC e Crop Trust su sostenibilità, biodiversità e conservazione delle risorse genetiche del caffè, temi chiave di fronte al cambiamento climatico. Il 19 e 20 ottobre l’International Coffee Convention (ICC 2026) ha riunito ricercatori, istituzioni e industria. Si è parlato di resilienza delle coltivazioni, qualità, sostenibilità economica, evoluzione dei consumi e crescita del decaffeinato.
“Trieste ha confermato il proprio ruolo di capitale internazionale del caffè“, ha commentato Arianna Mingardi, presidente dell’Associazione Caffè Trieste 1891, co-organizzatrice dell’evento.