CONAI: inutile e costosa l’introduzione del sistema DRS in Italia

Secondo il Report stilato da Greenitaly 2021, con un riciclo sulla totalità dei rifiuti urbani e speciali del 79,4% l’Italia segna un risultato superiore alla media UE (49%).
In questa particolare classifica, l’Italia è seguita dal Belgio (77%) e dalla Germania (69%).
Nel nostro Paese il risparmio annuale di emissioni è pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO² grazie all’utilizzo di materia prima seconda.

Sulla scorta di questi dati, diventa inutile l’introduzione nel nostro Paese del cosiddetto DRS – sistema di deposito cauzionale – come richiederebbe il Regolamento europeo sugli imballaggi e rifiuti da imballaggi che dovrebbe entrare in vigore alla fine di novembre.

A farlo presente è, tra gli altri, il CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi, che in una nota evidenzia come tale sistema rappresenterebbe la duplicazione di costi economici e ambientali, già sostenuti per le raccolte differenziate tradizionali che, insieme al riutilizzo degli imballaggi – come già evidenziato – in Italia funzionano molto meglio che in tutti gli altri Paesi dell’Unione.
Avviare un sistema DRS comporta l’installazione di 100.000 macchine per la raccolta delle bottiglie (Reverse Vending Machine) per un investimento iniziale di circa 2,3 miliardi di euro e un costo di gestione di circa 350 milioni di euro l’anno, oltre ai costi di un sistema informatico per la gestione delle cauzioni compresi in una forbice tra 500 milioni e 1 miliardo di euro.
Anche le aziende dovrebbero farsi carico di costi aggiuntivi relativi all’etichettatura dei contenitori, che per quelli in PET per liquidi si aggira intorno ai 10mila euro per tonnellata, vale a dire 10 volte il valore del materiale.

Data l’elevata capacità del nostro Paese di recuperare e riutilizzare i materiali da imballaggio, per accrescere la percentuale di riciclo, occorrerebbe invece potenziare la raccolta differenziata in quei contesti in cui si produce una maggior quantità di rifiuti con un investimento inferiore ai 300 milioni, ma sufficiente per colmare il divario (70.000 tonnellate) che ci porterebbe a raggiungere il target stabilito dall’Unione entro il 2029.

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