I Paesi dell’UE uniti contro i materiali alimentari in plastica contenenti bambù

A seguito della continua immissione sul mercato di materiali in plastica destinati al contatto con gli alimenti, la Commissione europea, 20 Stati membri dell’UE e i membri della rete europea per le frodi alimentari hanno avviato un piano d’azione per l’applicazione delle norme contenute del regolamento (UE) 10/2011 sui materiali plastici a contatto con gli alimenti.
L’obiettivo è di porre fine all’importazione, al commercio e alla pubblicità illegali di articoli in plastica venduti come materiali idonei a contatto con gli alimenti (MCA), ma che in realtà non lo sono. Essi, infatti, contengono bambù e altri additivi vegetali non autorizzati, che vengono aggiunti come riempitivo per dare volume e forma ai prodotti, principalmente stoviglie. Questa pratica rende la plastica non riciclabile. Inoltre, la maggior parte degli additivi di origine vegetale, incluso il bambù, utilizzati non è stata sottoposta alle valutazioni circa la sicurezza per la salute.

Gli additivi di origine vegetale, infatti, potrebbero accelerare il degrado di alcune materie plastiche, portando le sostanze a migrare dalla plastica al cibo dei consumatori: nel caso del bambù, ad esempio, potrebbe accadere che la parte plastica si degrada velocemente, causando la trasmigrazione di melamina e formaldeide negli alimenti.

Spesso definiti in etichetta come “naturali”, “ecologici”, “organici”, “compostabili” o “riciclabili” questi materiali ingannano i consumatori ed è quindi necessario che vengano compiute azioni di controllo rigide da parte delle autorità preposte.
Ad esempio, l’indagine compiuta nell’arco di un anno ha individuato 748 prodotti a contatto con alimenti contenenti bambù macinato che erano fuori norma. Di questi, 644 erano di provenienza UE e i restanti 104 importati da altre parti del mondo – soprattutto dalla Cina – respinti alle frontiere della UE o scoperti attraverso un controllo da parte delle autorità, che ha portato alla distruzione, al richiamo o al ritiro dal mercato.


FONTI: www.packaginginsights.com – www.ecolstudio.com

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