Lo smart working energetico non fa bene alla Distribuzione Automatica

Gruppo Generali, colosso italiano delle assicurazioni presente in 50 Paesi del mondo, conta in Italia 170 Uffici dei consulenti e 46 filiali bancarie. Per combattere il caro energia e risparmiare sui consumi elettrici, il Gruppo ha stretto un accordo con i sindacati, che riduce di un giorno il lavoro in presenza degli impiegati delle sedi direzionali (Trieste, Milano, Mogliano Veneto e Roma). A partire dall’11 novembre e fino al 5 gennaio 2024,  gli impiegati di questi uffici resteranno a casa il venerdì: lavorando da remoto permetteranno all’azienda di tenere spenti impianti di illuminazione e riscaldamento, condizionatori e le apparecchiature che necessitano di energia elettrica per funzionare. A fronte di questo sacrificio, i dipendenti riceveranno un contributo che verrà quantificato a marzo 2023, quando il Gruppo avrà completato la verifica annuale.

Lo smart working energetico comporterà lo spegnimento non solo di computer, stampanti e fotocopiatrici, ma anche dei distributori automatici e delle macchinette del caffè. La decisione, quindi, avrà come conseguenza un calo non indifferente dei consumi e un considerevole ammanco di battute per il gestore, al quale però non verrà riconosciuto alcun contributo.

Il punto è che l’esempio delle Generali potrebbe essere seguito da altre grandi aziende – Intesa San Paolo sta appunto discutendo con i sindacati una riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni – moltiplicando considerevolmente il numero delle battute che i gestori perderanno. Ipotizzando che dei 13.000 dipendenti del Gruppo assicurativo in Italia, solo 3.000 restano a casa il venerdì, rinunciando al caffè alla macchinetta, in un mese il gestore perderebbe circa 12.000 battute, se ognuno di essi si limitasse a prendere solo un caffè al giorno.  È un calcolo grossolano, non supportato da numeri reali, che però rende l’idea di quanto questo tipo di accordi, se dovesse allargarsi a macchia d’olio, potrebbe far male al Vending…

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