Stabilimenti Nestlè sempre più nel caos

05-10-2017 – Non sono bastati presidi, scioperi e azioni di volantinaggio per far sì che proprietà Nestlé, lavoratori e rappresentanze sindacali avviassero un dialogo costruttivo teso a trovare un punto d’incontro tra gli interessi delle parti.
Certo è che, quando sono a rischio posti di lavoro, non c’è dialogo che tenga, soprattutto se la proprietà sembra decisa a portare a termine il piano di ristrutturazione prestabilito che, in questo caso, comporta tagli del personale e chiusura di sedi considerate poco produttive.
Nel caso di Nestlé sono in gioco i 340 lavoratori della Perugina di San Sisto e i 250, tra fissi e stagionali, dello stabilimento Froneri di Parma dove viene interrotta la produzione di gelati.
Per quanto riguarda la storica fabbrica del cioccolato Perugina, la situazione va avanti tra incontri al MISE e scioperi davanti allo stabilimento nella speranza di salvare, almeno in parte, i posti di lavoro a rischio, una speranza avallata dalle continue conferme da parte della proprietà di portare a termine il piano di sviluppo previsto per quella struttura. La situazione dello stabilimento Froneri di Parma sembra, invece, di più ardua soluzione, dal momento che Nestlé sembra decisa alla chiusura definitiva che non prevederebbe una ricollocazione della forza lavoro.
Per questi motivi, dopo il volantinaggio davanti al negozio Nespresso di Parma del 30 settembre e lo sciopero del 3 ottobre davanti alla sede Nestlé di Milano, per domani venerdì 6 ottobre è indetto uno sciopero dei lavoratori Froneri davanti allo stabilimento Nestlé di Parma, con corteo verso la Prefettura, dove si attenderà di essere ricevuti dal Prefetto.
Si preannuncia, dunque, un autunno caldo per la multinazionale svizzera, sempre più determinata a portare a termine l’opera di ristrutturazione dei suoi stabilimenti. Costi quel che costi.

Nestlé
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