Nel retail automatico italiano si sta affacciando un format nuovo, ancora di nicchia ma in crescita: negozi h24 privi di vending machine tradizionali, in cui l’automazione è affidata a un sistema di accesso e pagamento via app, mentre i prodotti sono esposti su scaffali, frigoriferi ed espositori come in un minimarket ordinario. Il cliente entra con lo smartphone, scansiona i prodotti, paga digitalmente ed esce.
Formati analoghi sono già consolidati in Giappone e in alcuni mercati nordeuropei, e nella versione più avanzata – con sensori e telecamere – hanno trovato espressione nel progetto Amazon Go negli Stati Uniti. In Italia il fenomeno è ancora agli albori, ma gli operatori del vending farebbero bene a tenerlo nel radar.
Il vending tradizionale presidia con efficacia i contesti ad alta frequentazione strutturata: aziende, enti pubblici, scuole, luoghi di transito. In questi segmenti il format app-based non rappresenta una pressione competitiva immediata. Il discorso cambia nei vending shop urbani di prossimità, dove i limiti del modello basato esclusivamente su distributori automatici pesano di più: investimento iniziale elevato, assortimento rigido, manutenzione continuativa, impossibilità pratica di gestire prodotti freschi o a peso. Sono esattamente i contesti in cui il nuovo format esprime i suoi vantaggi e in cui un operatore già attivo nel settore potrebbe cogliere un vantaggio competitivo reale, a patto di muoversi prima che lo facciano altri.
Per un operatore del vending con esperienza nella gestione di punti vendita automatici, l’approccio a questo format presenta barriere d’ingresso inferiori rispetto a un imprenditore esterno al settore. La conoscenza della logistica, della gestione delle referenze, delle dinamiche di approvvigionamento e del comportamento del consumatore in contesti automatizzati è un patrimonio che si trasferisce direttamente.
Il format app-based consente inoltre di ampliare l’assortimento oltre i limiti fisici di una vending machine, di includere prodotti freschi e referenze a maggiore margine, e di offrire un’esperienza d’acquisto più simile a quella di un negozio tradizionale con effetti positivi sullo scontrino medio.
Una configurazione ibrida – vending machine per i prodotti a rotazione rapida, scaffali per le referenze premium o deperibili – potrebbe rappresentare la soluzione più praticabile per chi vuole testare il format senza abbandonare il modello esistente.
La domanda di punti vendita aperti h24, con assortimenti più articolati di quelli offerti da un distributore automatico, è reale e in espansione. Gli operatori del vending che sapranno presidiare questo spazio con anticipo si troveranno in una posizione difficile da replicare per chi entra nel mercato senza la loro esperienza operativa.



















