Il caffè non è un segmento di nicchia dell’economia europea, ma una delle sue filiere più rilevanti. Lo certifica il rapporto “Economic Impact of Coffee in Europe“, realizzato da Europe Economics per la European Coffee Federation (ECF) e diffuso a giugno 2026.
Per la distribuzione automatica il documento contiene un dato che merita attenzione: il consumo fuori casa, dove rientrano anche vending e luoghi di lavoro, è la voce che genera la quota più alta di valore aggiunto diretto dell’intera filiera.
I numeri della filiera europea
Nel 2025/26 la UE27, ovvero i 27 paesi membri dell’Unione Europea, è il primo mercato mondiale di consumo di caffè, con circa 41,9 milioni di sacchi da 60 kg, pari al 24% del consumo globale. Nella UE27 il settore sostiene direttamente 191,5 miliardi di euro di output, 84,4 miliardi di valore aggiunto lordo (GVA) e circa 1,5 milioni di posti di lavoro a tempo pieno equivalente. Includendo effetti indiretti e indotti, il contributo sale a 494,3 miliardi di output, circa 217 miliardi di Valore Aggiunto Lordo, 3,8 milioni di posti e 65,2 miliardi di gettito fiscale. Nell’area EU+, che comprende anche Regno Unito, Norvegia e Svizzera, il totale raggiunge 582,8 miliardi di output, circa 252 miliardi di Valore Aggiunto Lordo e 4,7 milioni di posti.

Dove si crea il valore: il fuori casa
Pur restando il retail il canale dominante per volumi (1,49 milioni di tonnellate contro 0,43 milioni del foodservice nell’area EU+ nel 2025), è l’out-of-home a concentrare il valore. Nella UE27 il consumo fuori casa è associato a 76,5 miliardi di euro di Valore Aggiunto Lordo diretto, più della torrefazione e manifattura e più dei margini del retail domestico, e assorbe la grande maggioranza dell’occupazione diretta legata al caffè. Il canale è in crescita: i volumi foodservice nell’area EU27+ sono passati da 292.000 tonnellate nel 2020 a 427.000 nel 2025, con una quota salita dal 16 a oltre il 22 per cento.
Il capitolo “free coffee”: qui entra il vending
La parte più direttamente collegata alla distribuzione automatica è la stima sul caffè “gratuito”, cioè quello incluso nel prezzo di altri servizi (uffici, hotel, eventi). Il rapporto ipotizza che il 44% del consumo fuori casa avvenga sul posto di lavoro, e che nel canale workplace due terzi passino da distributori automatici e un terzo da caffè in grani. Il 44,9% del caffè da vending sarebbe offerto gratuitamente (dato basato su evidenze del settore vending nel Regno Unito), mentre tutto il caffè in grani è considerato gratuito. Il caffè “gratuito” equivarrebbe al 15% di tutto il consumo out-of-home, per un contributo aggiuntivo di circa 4,7 miliardi di euro nella UE27 e 6,2 miliardi nell’EU+.
L’effetto moltiplicatore
Nella UE27 ogni euro di output diretto del caffè è associato a circa 2,60 euro di output totale, inclusi effetti indiretti e indotti; ogni euro di caffè verde importato è associato a circa 11,20 euro di output europeo diretto. Il rapporto ricorda che il caffè sostiene anche una base manifatturiera europea fatta di macchine professionali e sistemi di vending, oltre a una rete di fornitori in packaging, logistica e servizi.































