Caffè. La Colombia chiude l’annata con un calo del 15%

La Federazione dei caffeicoltori colombiani pubblica il bilancio dell’annata: export a -12%, ma settembre segna +6% di produzione e +9% di esportazioni.

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Per il caffè colombiano l’annata è stata più povera del previsto. Venerdì 9 ottobre la Federación Nacional de Cafeteros (FNC) ha pubblicato il bilancio della campagna da ottobre 2025 a settembre 2026: 12,65 milioni di sacchi da 60 kg, contro i 14,87 milioni dell’anno precedente. Mancano all’appello circa 2,2 milioni di sacchi (-15%), ed è il raccolto più basso dal 2022/23.
Il calo si vede anche nell’anno solare. Da gennaio a settembre 2026 la Colombia ha prodotto 8,95 milioni di sacchi, il 10% in meno rispetto ai 9,97 milioni dello stesso periodo del 2025.
Anche le esportazioni sono scese: nei dodici mesi dell’annata la Colombia ha spedito all’estero 11,78 milioni di sacchi (-12%). Una quota crescente passa dalla stessa Federazione, che ha esportato direttamente 2,54 milioni di sacchi e ha portato la sua quota sull’export nazionale dal 19,8% al 21,5%.
Il mercato interno resta importante: i colombiani consumano 2,32 milioni di sacchi l’anno, e negli ultimi dodici mesi il Paese ne ha importati 1,61 milioni.
L’ultimo mese dell’annata va in controtendenza. A settembre la produzione è salita a 1,215 milioni di sacchi (+6%) e le esportazioni a 1,172 milioni (+9%) rispetto a settembre 2025. Da un solo mese non si può dedurre un’inversione di tendenza, ma è il primo dato positivo dopo mesi di calo.

Il direttore generale della FNC, Germán Bahamón, ha indicato tre fattori che decideranno la risposta del Paese a un mercato internazionale che ha bisogno di garantirsi le forniture: le sfide climatiche, la produttività delle piantagioni e la redditività delle famiglie produttrici. La filiera colombiana conta circa 560.000 famiglie in 23 dipartimenti.

Per l’Italia la Colombia è soprattutto sinonimo di arabica lavata (Colombian Milds). Questa qualità entra in molte miscele premium per bar, Office Coffee Service e distribuzione automatica, oltre che nei monorigine sempre più presenti in capsule e cialde. Il primo mercato di sbocco restano gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno assorbito il 40% dell’export colombiano (5,27 milioni di sacchi). Seguono Canada, Germania e Belgio.
Il calo arriva in un mercato che a livello globale va nella direzione opposta. L’USDA prevede per il 2026/27 una produzione mondiale record di 189,7 milioni di sacchi (+6%). A settembre il Brasile ha esportato quasi 3,93 milioni di sacchi di caffè verde, il massimo da 20 mesi secondo i dati Secex. Nel frattempo l’arabica quotata a New York continua a oscillare intorno ai 3 dollari per libbra: venerdì il contratto di dicembre ha chiuso a 286,95 centesimi/libbra.

Per torrefattori e gestori, il dato colombiano conferma che le qualità non sono tutte uguali. Un’abbondanza di naturali brasiliani e di robusta vietnamita non garantisce automaticamente un calo dei prezzi delle arabiche lavate di alta qualità. Se l’offerta colombiana resterà corta, il differenziale delle miscele 100% arabica e dei monorigine potrebbe restare elevato anche con un mercato nel complesso più disteso.
I prossimi mesi diranno se la ripresa di settembre è l’inizio di un recupero o un caso isolato. Nel frattempo chi costruisce i listini per il 2027 dovrà tenerne conto.