Ad aprile abbiamo raccontato il declino delle vending machine in Giappone: oltre 1,6 milioni di macchine in meno rispetto al picco del 2000, le perdite dei grandi gestori e la concorrenza dei konbini. Sei mesi dopo arrivano due novità. Una mostra fin dove si è spinto il ritiro. L’altra indica come potrebbe ripartire il settore.
Lo Yomiuri Shimbun, ripreso dal Seoul Economic Daily, racconta il caso di Debajima. È un’isola del comune di Mugi, nella prefettura di Tokushima, con circa 35 abitanti, quasi tutti anziani. Sull’isola non ci sono negozi e i due distributori erano l’unico modo per comprare una bibita. Sono stati rimossi nel maggio 2025. Gli abitanti che si occupavano del rifornimento erano sempre più anziani e i margini delle aziende di bevande non coprivano più i costi del servizio. In alcune comunità rurali i residenti stanno provando a fare da sé, con frigoriferi self-service senza personale o piccoli spacci gestiti in proprio. Anche le piccole aziende di assistenza e riparazione sono in difficoltà: secondo il quotidiano coreano i fallimenti nel settore stanno aumentando.
Altro caso. Il 1° ottobre si è chiusa la cessione dell’attività vending di Pokka Sapporo a Life Drink Company. L’operazione è stata fatta con una scissione e la rete è confluita in una società controllata dal gruppo tramite LD Vending. Si tratta di circa 40.000 distributori in circa 18.000 location. Per tre anni le macchine continueranno a vendere prodotti Pokka, poi arriveranno gradualmente quelli di Life Drink. In primavera il gruppo aveva già rilevato circa 3.000 macchine da Sukima Depart.
Interessante la strategia. Life Drink produce acqua, tè e bibite gassate non zuccherate a marchio proprio e a basso costo. Vuole trasformare in tre anni le macchine monomarca e con prezzi alti in macchine multimarca con prezzi bassi, valutando ogni location una per una. L’obiettivo dichiarato è arrivare a circa 1 miliardo di yen di utile operativo dal vending entro l’esercizio 2030.
È la risposta a un problema di prezzo che in Giappone è ormai evidente. Secondo i dati citati da BigGo Finance, da marzo una bottiglia da 600 ml di tè Oi Ocha costa circa 237 yen (circa 1,34 euro) al distributore. Nel 2022 ne costava circa 150 (0,85 euro), mentre al supermercato si trova a volte sotto gli 80 yen (0,45 euro). I grandi marchi intanto continuano a riorganizzarsi: DyDo ha chiuso l’esercizio a gennaio 2026 con una perdita netta di circa 30 miliardi di yen, causata dalle svalutazioni.
Il Giappone sta seguendo due strade opposte. Nelle aree poco popolate il servizio viene abbandonato. Nelle aree che restano redditizie il settore si concentra in mano a chi controlla produzione e logistica e può tenere i prezzi bassi. Sono due temi che riguardano anche i gestori italiani: le location rurali a basso volume e la distanza di prezzo dalla GDO.
Foto Credits immagine di copertina: WS Chae





























