Inutile sugar tax: in Europa dal 2000 gli zuccheri nei soft drink già ridotti del 26%

LA SUGAR TAX È INUTILE


UNESDA, l’associazione europea dei produttori di bevande analcoliche, a cui ASSOBIBE aderisce, annuncia i risultati degli ultimi anni raggiunti dal settore su un tema di interesse come il minor impatto calorico di alimenti e bevande in un percorso guidato dalla Commissione europea.

Gli sforzi delle imprese hanno permesso un risultato complessivo tra i diversi stati UE che supera gli obiettivi della UE, con la riduzione degli zuccheri aggiunti nei soft drink pari al 14,6%, realizzata tra il 2015 e il 2019. Quest’ultima diminuzione dello zucchero si aggiunge ai risultati precedentemente ottenuti, che portano a una riduzione totale di zuccheri aggiunti del 26% dal 2000 a oggi.

Il settore rappresentato da UNESDA è il primo e unico ad aver risposto alla richiesta del 2015 della Commissione Europea di ridurre del 10% gli zuccheri aggiunti entro il 2020, raggiungendo e superandolo del 4% con un anno di anticipo.

 “Questo risultato assume un significato particolarmente importante, perché dimostra l’impegno volontario da parte di un’industria che continua a investire per garantire consumi più equilibrati. Altro che sugar tax: in Italia le aziende hanno già ridotto il contenuto di zucchero del -20% negli ultimi anni. Serve un immediato ripensamento: il posticipo di soli 6 mesi, confermato dalla Legge di Bilancio ora in discussione, non è sufficiente per un settore che è già stato duramente provato dalla contrazione dei consumi e dall’emergenza Covid, per ottenere meno di 100 milioni di gettito. Sono a rischio attività, investimenti e 80.000 posti di lavoro e il Governo ci deve ascoltare: l’introduzione della sugar tax incombe come una spada di Damocle su tutta la filiera” – afferma Giangiacomo Pierini, presidente ASSOBIBE – La tassa è inefficace per la salute, visto che si applica a un solo alimento, anche quando senza zucchero o impatto nutrizionale; le esperienze degli altri Paesi insegnano che sovrappeso e obesità continuano a crescere, proprio perché la dieta è fatta di tanti alimenti.”

L’Italia, tra gli ultimi Paesi in UE per consumo di soft drink, ha infatti fatto già la sua parte con il 20% di riduzione di zucchero immesso in consumo tramite soft drink, come emerge dai risultati illustrati dal Ministero della Salute nel 2018, senza l’introduzione di alcuna misura fiscale.

Le imprese in Italia hanno concordato nel 2015 con il Ministero della Salute anche altri risultati, tutti raggiunti: tra cui, incrementare l’offerta di bevande a ridotto o nullo contenuto calorico (+41%), di ridurre le calorie immesse al consumo (-22% vs -20% fissato). Oltre a ciò sono state introdotte, sempre su base volontaria, limitazioni alle forme di marketing nei canali diretti a bambini sotto i 12 anni e la vendita diretta nelle scuole primarie e secondare anche attraverso distributori automatici.

Il settore delle bevande analcoliche ha ridotto il contenuto medio di zucchero nei suoi prodotti e anche una ricerca dell’OMS[1] mostra che la frequenza di consumo tra i bambini in età scolare è diminuita in tutte le fasce d’età negli ultimi 16 anni: al contrario, dati recenti mostrano che i tassi di sovrappeso e obesità non si sono ridotti.

In Italia, ad ulteriore dimostrazione, si aggiungono i dati di “Okkio alla salute” recentemente pubblicati dal Cnapps dell’Istituto superiore di sanità: i consumi delle bevande gassate nei bambini sono diminuite del -11% dal 2016 al 2019.

Ciò dimostra la complessità del problema e la necessità di un approccio olistico con tutti i settori alimentari e delle bevande, che si impegnano ad intraprendere azioni a sostegno di un’alimentazione bilanciata.

Come già fatto in Italia, anche a livello europeo la riduzione degli zuccheri aggiunti è stata ottenuta attraverso una serie di azioni, tra cui: la modifica delle ricette che hanno ridotto la quantità di zuccheri pur mantenendo un gusto piacevole per i consumatori; la creazione di nuovi prodotti con diversi livelli di dolcezza; l’aumento della disponibilità di confezioni più piccole per controllare le porzioni e favorire la moderazione di consumo; l’invito, tramite azioni di marketing, verso un maggior numero di opzioni senza zucchero e a basso contenuto calorico.

UNESDA è anche uno dei membri fondatori della Piattaforma d’azione dell’UE per l’alimentazione, l’attività fisica e la salute e negli ultimi 15 anni ha assunto una serie di impegni volontari per contribuire ad affrontare le diete non salutari come fattore di rischio per le malattie non trasmissibili.  A questi si sono aggiunti numerosi impegni nazionali per sostenere gli Stati membri dell’UE nei loro piani d’azione per creare ambienti alimentari più sani. Questi impegni sono il risultato dell’impegno degli stakeholder a livello nazionale e fissano obiettivi basati sulle linee di base e sulle aspettative locali. Essi riflettono le conclusioni della presidenza olandese dell’UE del 2016, che ha sottolineato che la riduzione dello zucchero è un processo graduale e deve tenere conto delle diverse abitudini e preferenze alimentari nell’UE.

ASSOBIBE è l’associazione nazionale di categoria che, nel sistema Confindustria, rappresenta, tutela e assiste le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia: imprese di ogni dimensione, medie e piccole, localizzate su tutto il territorio nazionale. Il settore delle bevande analocoliche in Italia è animato da 80 aziende e 100 stabilimenti, distribuiti in tutta la penisola che producono bevande rinfrescanti gassate e non (come aranciate, limonate, chinotti, cedrate, cole, gazzose, acque toniche, the freddi) aperitivi, nonché bibite piatte funzionali e/o arricchite con vitamine, sali minerali, ingredienti energizzanti.

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