Un nuovo rapporto della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) analizza le cause delle recenti forti oscillazioni dei prezzi internazionali di caffè, cacao e tè, individuando vulnerabilità strutturali nella filiera e proponendo interventi di policy per stabilizzare i mercati e proteggere i redditi dei produttori.
Lo studio, intitolato Price Dynamics in Global Beverage Markets: Trends, Drivers, and Consequences, evidenzia come i movimenti di prezzo a breve termine siano determinati per oltre il 90% da variazioni di domanda e offerta, mentre le condizioni macroeconomiche generali giocherebbero un ruolo comparativamente limitato.
Boubaker Ben-Belhassen, direttore della Divisione Mercati e Commercio della FAO, ha dichiarato che negli ultimi anni i prezzi delle materie prime da bevanda sono cresciuti molto più rapidamente rispetto ad altre commodity agricole, sottolineando che eventi climatici come siccità, gelate e piogge eccessive restano i principali fattori scatenanti dei picchi di prezzo, a cui si aggiungono malattie delle piante, aumento dei costi di input e manodopera, tensioni geopolitiche e ritardi nelle spedizioni.
Produzione concentrata, domanda diffusa
Il report evidenzia un forte squilibrio geografico: Brasile e Vietnam producono da soli quasi la metà del caffè mondiale, mentre cinque Paesi coprono circa il 65% delle esportazioni. Per il cacao la concentrazione è ancora maggiore, con Costa d’Avorio e Ghana che forniscono oltre due terzi dell’offerta globale; la Cina, dal canto suo, produce più della metà del tè mondiale. Questa concentrazione rende i prezzi internazionali estremamente sensibili a shock localizzati, mentre la domanda resta più dispersa geograficamente e in costante crescita, soprattutto nei mercati emergenti. Il documento cita casi concreti: i rincari del caffè nel 2021-2022 legati a siccità e gelate in Brasile, i massimi storici di inizio 2025 dovuti a perdite produttive in Vietnam e Indonesia, e l’impennata del cacao nel 2023-2024 causata dal calo di raccolti in Costa d’Avorio e Ghana per maltempo e malattie delle piante.
I produttori beneficiano meno degli aumenti
Un punto centrale del rapporto riguarda la trasmissione ineguale dei prezzi lungo la filiera: gli aumenti internazionali non si traducono integralmente in maggiori guadagni per gli agricoltori, mentre le riduzioni si riflettono solo parzialmente sui prezzi al consumo, come nel caso del cioccolato. A livello retail l’impatto resta contenuto, poiché la materia prima incide solo per una quota ridotta sul costo finale del prodotto.
Le raccomandazioni FAO
Il rapporto propone tre linee di intervento: investimenti in sistemi agricoli resilienti al clima e nella gestione di parassiti e malattie; maggiore trasparenza dei dati su raccolti, scorte e flussi commerciali; e una distribuzione più equa del valore lungo la filiera, anche attraverso processi di trasformazione, certificazione e branding a beneficio dei produttori.































