Una bozza del Ministero dell’Ambiente vorrebbe dettare le regole della configurazione dei d.a.

Mentre il Paese è piegato sotto il peso della seconda ondata della pandemia e i DPCM del governo impongono restrizioni che vanno a discapito soprattutto dei canali della Ristorazione, tra i quali anche il Vending, il Ministero dell’Ambiente si è impegnato a stilare linee guida per la configurazione dei distributori automatici, presentate per il momento solo come bozza.
Ci si chiede: quale esperto del settore è stato interpellato per prendere decisioni che dipendono, come ben sanno i gestori, da tutta una serie di fattori, secondo noi sconosciuti a chi vorrebbe legiferare su questo tema: il target dei consumatori, la location, la stagione, il numero di battute, ecc.? Crediamo nessuno.

Cosa contiene questa bozza di legge?
Cominciamo dal titolo: “Criteri ambientali minimi per i distributori di alimenti e bevande automatici”. In realtà tanto minimi non sono, visto che si tratta di indicazioni dettagliate su tutte le tipologie di prodotto erogate dai distributori, a cominciare dal caffè.
Viene, infatti, richiesto (probabilmente per ragioni legate al risparmio energetico) che per la preparazione di un caffè ci si attenga ad una temperatura di 50 gradi, certamente più che insufficiente per questo tipo di operazione. Basti pensare a quello che sarebbe il risultato finale: un caffè tiepido, non corposo e senza crema, ben lontano da quella Qualità che il Settore, pressato dalla logica del prezzo più basso, cerca faticosamente di raggiungere. Stessa cosa si richiede per l’erogazione di cioccolata o the. Erogazione che, logicamente, deve avvenire in bicchieri in polpa di cellulosa, complicati da gestire nelle vending machine (e la deforestazione?) o in carta. Questi ultimi, essendo rivestiti di film plastico, sono ancora più complessi da smaltire della sola plastica con cui sono fatti i bicchieri normalmente usati nelle vending machine. Non sarebbe stato più semplice ed innovativo promuovere come Ministero il progetto RiVending?

La bozza è ancora più dettagliata nell’indicare le linee guida riferite agli snack. Ad esempio, la frutta secca non può essere genericamente tale ma deve appartenere alle categorie Sorrento, Malizia, Cervinara, Feltrina, Porisienne. Niente bevande gassate, niente snack classici come la Fiesta o le patatine: le merende dolci e salate devono essere obbligatoriamente biologiche e con basso contenuto di sodio e zucchero. Se proprio deve esserci cioccolato, questo deve provenire dal commercio equo e solidale. Grande spazio allo yogurt con specifica preferenza per il kefir biologico e, naturalmente, ai prodotti vegani e gluten free.

Intendiamoci: escludendo alcuni errati dettagli tecnici, indicare come preferenziali scelte sane è più che corretto, ma non può essere legge. Inoltre, se i membri della commissione, che si è occupata di questo tema, avessero fatto “un’ispezione” su un campione di postazioni vending, ubicate in diverse location e gestite da più società, avrebbero potuto constatare che la proposta alimentare dei distributori automatici è mai come oggi varia e variegata e tiene sicuramente conto delle esigenze di tutti i consumatori.

Il Ministero dell’Ambiente, che dovrebbe essere più che mai impegnato di fronte a un pianeta che muore a causa di problematiche ambientali ai limiti dell’irreversibile, poteva a nostro avviso evitare di spendere tanto lavoro attorno ad un tema che, secondo noi, non ha bisogno di linee guida, perché i gestori se le sono già date da soli. Armato, inoltre, di impreparazione rispetto alle più basilari regole tecniche della Distribuzione Automatica.
Crediamo che sarebbe stato sicuramente più costruttivo se il Ministero si fosse impegnato a sostenere concretamente tutte le attività che i player della filiera attivano nel rispetto dell’ambiente e del consumatore: dal progetto RiVending al riciclo dei fondi di caffè, dalla scelta di distributori a basso consumo energetico alla proposta di menu gourmet e snack di qualità selezionata, oltre che free from,  a chilometro zero o di filiera bio certificata.
Fonte:
https://www.ilgiornale.it/news/cronache/e-ministro-si-affida-bio-1898460.html

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