USA. Cresce il mercato delle bevande analcoliche

16-10-2017 – Secondo la ricerca 2017 Away-From-Home Beverage Study condotta dalla Technomic Inc., il mercato delle bevande analcoliche in USA cresce in maniera vertiginosa, avendo fatto registrare nel 2016 vendite per 181 miliardi di dollari, pari a 113 miliardi unità di prodotto vendute.
Il segmento preso in considerazione comprende soft drink, the, caffè, succhi, energy drink, ovvero l’insieme delle bevande non alcoliche vendute per il consumo Fuori Casa, un canale che mostra segnali di evidente sviluppo, considerando che su 5 dollari spesi nell’Out-of-Home, 1 è destinato all’acquisto di questo tipo di bevande.  Nell’ambito di esse emergono prodotti particolari che stanno entrando nelle preferenze del consumatore americano, come i caffè speciali, sia freddi che caldi, ma soprattutto le acque aromatizzate, i succhi freschi e il latte vegetale.
Ciò è indice di una maggiore attenzione verso la propria salute e della crescente tendenza ad adottare stili di vita più sani anche nel Fuori Casa dove, piuttosto che lasciarsi andare a qualche concessione, gli americani cercano di mantenere un regime dietetico equilibrato. Da ciò nasce la predilezione per tutte quelle bevande che fanno parte del fresco e del freschissimo, come frullati e succhi preparati al momento a partire dalla materia prima e non da concentrati artificiali.
Si evince ciò anche nel calo delle vendite di bibite cosiddette Zero, dove lo zucchero viene sostituito da edulcoranti artificiali come l’aspartame: consapevole dei danni arrecati nel tempo dall’uso di questo tipo di dolcificanti, il consumatore preferisce sostitutivi naturali dello zucchero come il miele o la stevia.
Inoltre, le bevande non sono semplicemente considerate un’aggiunta al pasto, che deve essere soprattutto economica, quanto piuttosto un complemento importante nei momenti di pausa snack, se non addirittura un sostitutivo del pasto. Per questo motivo, marca e prezzo rivestono una certa importanza e, in qualche modo, orientano le scelte.
Di questi fattori deve tener conto l’industria del Beverage, soprattutto le multinazionali che in questi anni vedono calare sempre di più le vendite delle referenze con bollicine, zero sugar o diet.

Leggi qui l’articolo originale (in inglese)

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