Direttiva plastica. Al MEP, EVA, industriali e eurodeputati italiani a difesa del settore

23-10-2018 – La Direttiva pubblicata dalla Commissione europea il 28 maggio 2018, volta a ridurre l’impatto di una serie di prodotti plastici monouso sull’ambiente marino, e approvata il 10 ottobre per bicchieri, piatti, cannucce e posate di plastica, oggi 23 ottobre sarà oggetto di approvazione nella sua globalità.
Come noto, la proposta della Commissione europea ha scatenato le reazioni di tutti gli attori della filiera (industriali della plastica e associazioni di loro appartenenza) e del mondo della Distribuzione Automatica, penalizzato dal possibile obbligo di eliminare/ridurre l’uso di bicchieri e palettine, oltre che da tutta una serie di incombenze che graveranno sui produttori degli stessi.
L’EVA – European Vending & Coffee Association ha risposto alla richiesta della Commissione con un’ampia relazione, in cui ha esposto le ragioni del Settore, sottolineando in particolare come bicchieri e palette monouso in plastica siano prodotti tecnici insostituibili da altro nella funzione che svolgono, di come la loro incidenza sull’inquinamento dei mari sia pressoché nulla e di come tale Direttiva penalizzerebbe in maniera sostanziale l’economia del comparto.
Nella stessa relazione, l’EVA si rivolgeva ai Paesi Membri chiedendo che ognuno facesse la sua parte in Commissione europea di modo che di fronte agli stakeholders ci fosse un coro di voci forte e univoco.
L’Italia ha fatto la sua parte e la scorsa settimana un gruppo di rappresentanti di più forze politiche ha portato in Parlamento europeo le ragioni del mondo della plastica del nostro Paese, un settore che incide fortemente sull’economia italiana e che rappresenta un’eccellenza del made in Italy nel mondo.  Si è fatto presente che la proposta è stata lanciata in maniera frettolosa e superficiale, a cominciare dal dato di fatto che l’inquinamento dei mari causato dalla plastica dipende non dall’Europa, ma da Asia, Africa e Sud America. Né è stato analizzato l’inquinamento che deriverebbe da una maggiore produzione dei materiali che andrebbero a sostituire la plastica, così come l’mpatto che tale direttiva avrebbe sull’economia globale e, soprattutto, sull’occupazione.

Le ragioni illustrate dagli eurodeputati italiani sono totalmente condivise da Confindustria che si è espressa negli stessi termini, auspicando un ripensamento in sede di votazione.
Nella stessa occasione, Erwin Wetzel, direttore dell’Associazione europea del Vending, ha illustrato in Parlamento le ragioni del settore della Distribuzione Automatica spiegando che, se in generale la plastica prodotta in Europa ha un’incidenza minima sull’inquinamento dei mari, quella derivante dall’uso dei distributori automatici è praticamente nulla: l’attività del Vending si svolge prevalentemente in luoghi chiusi dove viene effettuata la raccolta differenziata, una pratica che impedisce a monte che i rifiuti plastici provenienti dai distributori automatici finiscano nei mari.
La richiesta dell’EVA è che il settore venga escluso dalla Direttiva.
A questo tema abbiamo dedicato un ampio articolo nell’ultimo numero della nostra rivista bimestrale Vending News, consultabile a questo link

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