Pochi nel settore del caffè europeo sanno di avere già un legame con Jiangmen, città da 4,8 milioni di abitanti nella provincia cinese del Guangdong. Eppure le probabilità sono alte: una macchinetta da caffè su cinque esportata dalla Cina viene prodotta lì, così come il 40% di tutti gli articoli cinesi in acciaio inox per il settore caffè. Un distretto industriale che vale oltre 3 miliardi di yuan (circa 443 milioni di dollari) costruito su una filiera verticalmente integrata che va dall’importazione di caffè verde premium fino alla produzione di attrezzature avanzate.

Oggi la città ospita 21 torrefattori certificati con una capacità annua superiore a 10.000 tonnellate e importa oltre 300 varietà di chicchi verdi premium da Brasile, Etiopia e Colombia. Sul fronte dell’equipment, più di 350 imprese locali producono attrezzature e componenti per il caffè. La base manifatturiera affonda le radici nella tradizione metallurgica e nella lavorazione dell’acciaio inox propria del distretto, competenze che si sono riconvertite con naturalezza verso la produzione di attrezzature da caffè man mano che la domanda globale cresceva.
Il nodo aperto resta quello del brand: gran parte delle aziende del distretto opera ancora in regime OEM, producendo per conto terzi senza sviluppare un’identità propria. Una dinamica familiare a chiunque conosca la storia manifatturiera del Guangdong, e su cui il governo municipale sta cercando di intervenire con una strategia di posizionamento che fa leva sull’identità della diaspora.
Jiangmen, Guangdong: il distretto del caffè cinese da 443 milioni di dollari
Una città da 443 milioni di dollari di produzione caffè: torrefazione, equipment e robot barista. Cosa c'è dietro una macchinetta su cinque esportata dalla Cina.