Biologico: consumi in crescita. Nasce il nuovo Marchio Biologico Italiano

I dati Bio in cifre, il debutto del Marchio Biologico Italiano e la sfida della Gen Z secondo AssoBio. Nel vending il bio è già nei CAM.

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Il biologico italiano archivia il 2025 con consumi in crescita e guarda alle nuove generazioni.
In occasione della Giornata europea del biologico del 23 settembre sono stati presentati il rapporto Bio in cifre, curato da Ismea in collaborazione con CIHEAM Bari nell’ambito dei programmi Masaf, e il nuovo Marchio Biologico Italiano. Due appuntamenti commentati da Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici.

Nel 2025 i consumi domestici di prodotti biologici hanno raggiunto 4,4 miliardi di euro (+9,2% sull’anno precedente), portando l’incidenza del bio al 4% della spesa agroalimentare complessiva. Il trend si conferma anche nella prima metà del 2026, con vendite in crescita del 4% e superiori al comparto convenzionale.

Sul fronte produttivo le superfici biologiche totali sono calate del 5,4%, soprattutto per la riduzione delle aree in conversione e dei prati pascoli. I terreni già certificati sono rimasti stabili, mentre il numero degli operatori è sceso dell’1,8%. L’Italia dedica comunque al biologico il 19,4% della superficie agricola utilizzata, oltre 2,3 milioni di ettari, avvicinandosi al target europeo del 25%.

“I dati presentati confermano una crescita dei consumi, premiando un settore che continua a essere il fiore all’occhiello dell’agroalimentare italiano“, afferma Maffini. “A fronte di una lieve contrazione delle superfici, l’Italia mantiene una leadership produttiva di cui siamo orgogliosi, e che oggi trova un ulteriore strumento di valorizzazione nel nuovo Marchio Biologico Italiano“.

Il Marchio Biologico Italiano identifica le referenze ottenute da materia prima 100% nazionale. Il sigillo, caratterizzato dall’intreccio di tre foglie verde, bianca e rossa, affiancherà la fogliolina europea. Il lancio sarà accompagnato da uno spot in onda da fine ottobre sulle reti Rai. “Non abbiamo bisogno soltanto di un ulteriore segno sulla confezione, ma di attribuirgli un significato forte e riconoscibile“, precisa Maffini.

Secondo AssoBio il mercato è oggi sostenuto principalmente da Baby Boomer, Generazione X e Millennial. Il futuro del settore dipende invece dalla capacità di costruire un rapporto con la Generazione Z, che usa canali informativi, criteri di scelta e codici comunicativi diversi. “Per molti anni abbiamo spiegato che cosa fosse il biologico. Oggi dobbiamo fare un passo ulteriore e spiegare perché sceglierlo“, sottolinea Maffini. Il terreno appare favorevole. Secondo il Rapporto Coop 2026, i prodotti che fanno bene alla persona sono ritenuti importanti dal 73% degli intervistati e il 57% è disposto a pagarli di più. Le percentuali sono del 63% e del 45% per i prodotti che fanno bene alla comunità e del 61% e del 42% per quelli positivi per l’ambiente.

Anche il digitale apre nuovi spazi. Il 74% dei consumatori italiani dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale. Il 28% affiderebbe la preparazione dei pasti a un robot umanoide, quota che sale al 52% tra i giovani della Gen Z.


BIOLOGICO E DISTRIBUZIONE AUTOMATICA


Per la distribuzione automatica il biologico è già un requisito operativo. I Criteri Ambientali Minimi per i servizi di ristoro sono obbligatori nelle gare della pubblica amministrazione. Aggiornati con il decreto del Ministero dell’Ambiente del 9 aprile 2025, in vigore dal 26 maggio 2025, puntano tra l’altro a una maggiore quota di prodotti freschi, biologici e del commercio equo e solidale.
Nei distributori, frutta e ortaggi freschi di IV gamma devono essere biologici per almeno il 30% in ciascun quadrimestre. Tra le bevande fredde almeno un prodotto deve essere biologico. Nelle macchine del caffè a doppia campana, una delle due miscele deve essere biologica o del commercio equo e solidale. Negli snack salati e nei prodotti da forno dolci almeno una referenza su tre deve essere biologica. I prodotti bio devono inoltre essere riconoscibili per il consumatore, anche con spazi dedicati e segnalati nel distributore. L’offerta di prodotti biologici a chilometro zero e da filiera corta resta infine tra i criteri premianti delle gare.