Il produttore alimentare Kepak ha pubblicato la nuova edizione di “Feeding the Future 2026: Unlocking Growth in Automated Retail”, realizzata insieme all’Automatic Vending Association (AVA), l’associazione britannica della distribuzione automatica. La guida affronta abitudini di consumo, tendenze del food-to-go, sicurezza alimentare e le difficoltà operative della gestione dei prodotti refrigerati.
Il dato di maggior rilievo riguarda il pranzo. Tra luglio 2025 e luglio 2026 la quota di occasioni di consumo legate al pasto di mezzogiorno è passata dal 12% al 21%, quasi il doppio. Il food oggi vale circa l’8% del fatturato del vending britannico.
La guida indica uffici, ospedali e luoghi di viaggio come i mercati su cui puntare per ampliare l’offerta di fresco.
Il contesto è quello di un mercato in salute. Secondo il censimento AVA presentato a maggio, nel 2025 il settore britannico del vending e dell’automated retail ha raggiunto 3,78 miliardi di sterline, con una crescita del 3,3% sull’anno precedente e un livello del 5% superiore al 2019. Il food è tra le categorie più dinamiche, con un +12,2%, dietro solo alle bevande fredde (+15,4%).
A sostenere il fresco sono soprattutto le nuove tecnologie:
√ gli smart fridge installati sono circa 2.850, in crescita di circa il 50% in un anno;
√ i micro market sono 785 (+8%);
√ il 95% delle macchine è abilitato ai pagamenti cashless, e su queste l’84% delle transazioni avviene senza contanti;
√ chi paga con carta o smartphone spende in media il doppio per transazione rispetto a chi usa le monete.
Lo scontrino più alto è proprio ciò che rende sostenibile un pasto completo da distributore.
In Italia lo scenario è diverso, ma ci sono segnali nella stessa direzione.
Secondo lo studio Jakala per CONFIDA presentato a Venditalia 2026, nel 2025 la distribuzione automatica ha registrato 3,66 miliardi di consumazioni (−4,18%) e un fatturato di circa 1,55 miliardi di euro (−2,92%), con un parco di 785.000 macchine, il più grande d’Europa. E, al contrario del Regno Unito, non ha ancora recuperato sul 2019.
Dentro il calo complessivo, però, una voce va controcorrente: i piatti pronti crescono del 29,8%, insieme agli snack salati e alle proposte più funzionali. È il segno che anche da noi il distributore inizia a essere visto come un’alternativa per il pasto, e non solo per la pausa caffè.
Pesano invece fattori strutturali. Il primo è lo smart working, che svuota gli uffici. Il secondo è la gestione della catena del freddo, con tempi di scadenza brevi e il rischio di spreco. La lezione britannica suggerisce di superarli con tecnologia e posizionamento: frigoriferi intelligenti, pagamento digitale e scelta delle location dove il pranzo è un bisogno concreto, come ospedali, stazioni e grandi luoghi di lavoro.
La domanda per i gestori italiani non è più se il fresco possa funzionare nel vending, ma dove e con quali strumenti. Oltremanica la risposta sta già arrivando dai numeri.





























