Vending sano. La Spagna approva il decreto. ANEDA: “A rischio 2.000 posti”

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 3 novembre il regio decreto per ospedali, residenze e strutture pubbliche. La quota minima scende dall’80% della bozza al 70%, dopo l’allarme di Aneda sui 2.000 posti di lavoro a rischio.

Condividi su:

La Spagna ha il suo decreto sull’alimentazione sana nelle strutture pubbliche e sociosanitarie. Il 3 novembre il Consiglio dei ministri ha approvato il Real Decreto sobre alimentación saludable y sostenible en centros públicos y sociosanitarios. Il via libera arriva pochi giorni dopo l’appello di ANEDA, l’associazione nazionale spagnola della distribuzione automatica, che aveva chiesto di correggere il testo per non mettere a rischio circa 2.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti.
Il provvedimento riguarda ospedali, residenze e scuole dell’infanzia da 0 a 3 anni, pubblici e privati, oltre a biblioteche, università e musei pubblici. Estende così il decreto sulle mense scolastiche sane approvato nell’aprile 2025.

Per i distributori automatici il testo approvato prevede che:
• almeno il 70% di alimenti e bevande sia salutare e collocato nelle file centrali, le più visibili;
• si riduca la presenza di bevande zuccherate ed energetiche;
• le macchine per bevande calde, come il caffè, eroghino per impostazione predefinita bevande senza zucchero aggiunto, con un’aggiunta facoltativa massima di 5 grammi.
Le strutture dovranno inoltre installare fontanelle di acqua potabile gratuita.

La bozza presentata a dicembre 2025 fissava la quota di prodotti sani all’80%: il testo finale la abbassa di dieci punti.

Restano da chiarire i tempi. Il decreto non è ancora stato pubblicato nel Boletín Oficial del Estado (BOE). Secondo la bozza, sarebbe entrato in vigore dodici mesi dopo la pubblicazione, con 24 mesi di adeguamento per i contratti già in corso: solo il testo ufficiale dirà se questi termini sono stati confermati. Toccherà alle stazioni appaltanti inserire i nuovi requisiti nei capitolati e verificare che i gestori li rispettino.

Prima dell’approvazione, il settore aveva detto di condividere l’obiettivo, ma aveva anche fatto quattro precise richieste:
1) portare il periodo per adeguarsi da 12 a 24 mesi;
2) tutelare i contratti in corso;
3) permettere che le macchine attuali, con le loro zone refrigerate e la loro capienza, bastino per rispettare le nuove regole;
4) evitare assortimenti imposti che non corrispondono alla domanda reale.
Senza questi correttivi, aveva avvertito l’associazione, molti punti vendita sarebbero diventati insostenibili e le gare sarebbero potute andare deserte. ANEDA aveva segnalato anche “problemi giuridici” in grado di portare all’annullamento del decreto e aveva inviato ai ministeri interessati una nota tecnica con proposte concrete.
Netta la posizione della direttrice generale Yolanda Carabante: il decreto “non migliorerà la salute di nessuno” e “genererà contenziosi, macchine vuote e meno servizio per chi ne ha più bisogno“.
Per capire se siano state accolte anche queste richieste bisognerà attendere la pubblicazione nel BOE.

In Italia il vending nelle strutture pubbliche ha già requisiti nutrizionali obbligatori. Li fissano i CAM – Criteri ambientali minimi per i servizi di ristoro, aggiornati con il DM del 9 aprile 2025 e vincolanti per tutte le stazioni appaltanti in base al Codice dei contratti pubblici. Tra snack dolci e salati devono esserci linee a ridotto contenuto di zuccheri, grassi o sodio, le bevande fredde devono includere un prodotto con non più di 2,5 g di zuccheri aggiunti per 100 ml e lo zucchero nelle bevande calde non può superare i 4 g.
Il decreto spagnolo va oltre su due punti: impone una quota minima del 70% sull’intero assortimento, mentre i CAM chiedono di garantire alcune linee di prodotto, e prevede che le bevande calde siano senza zucchero per impostazione predefinita.
Un modello da tenere d’occhio, anche in vista delle prossime revisioni dei criteri.