La crisi della plastica riciclata. Il vending stretto tra due fronti

PET riciclato fino a 1.300 euro a tonnellata contro i 750 dell'import, Comuni in difficoltà e vending alle prese con il PPWR.

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Gli italiani continuano a fare bene la raccolta differenziata: nel primo semestre 2026 quella della plastica è cresciuta del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025. La filiera però si è inceppata a valle, quando quel materiale dovrebbe essere riciclato e rivenduto.
Il PET importato dall’Asia o dall’Egitto costa circa 750 euro a tonnellata, mentre quello riciclato in Italia arriva a 1.200-1.300 euro. Per un’azienda diventa più conveniente comprare plastica nuova prodotta all’estero che utilizzare quella raccolta sul territorio.
Il calo della domanda sta frenando i circa 400 impianti italiani, che nell’ultimo anno hanno perso circa 12mila tonnellate al mese di capacità. La plastica invenduta si accumula nei magazzini. E quando i magazzini sono pieni, la raccolta si ferma. A fine luglio Brindisi ha sospeso i conferimenti con un’ordinanza comunale e nel Lazio diversi Comuni hanno avvisato i cittadini di possibili sospensioni. Secondo Anci e Utilitalia il mancato ritiro potrebbe costare ai Comuni tra 350 e 400 milioni di euro l’anno, con il rischio di un aumento della Tari.
Il ministero dell’Ambiente ha convocato un tavolo sulla crisi. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha autorizzato in alcuni casi l’invio della plastica agli inceneritori e ai cementifici: “Di fronte a situazioni eccezionali daremo risposte pronte“.

Il vending stretto tra due fronti
La crisi arriva mentre l’Europa accelera sulla circolarità degli imballaggi. Dal 12 agosto 2026 si applica il Regolamento imballaggi PPWR. Tra il 2028 e il 2030 entreranno in vigore i requisiti su etichettatura, riciclabilità, contenuto riciclato e riutilizzo. Le norme impongono quindi di utilizzare materiale riciclato proprio mentre il mercato di quel materiale si inceppa perché non è competitivo sul prezzo.
La distribuzione automatica si trova esposta su due fronti. Il primo è quello di utilizzatore di imballaggi. Bottiglie, bicchieri, palette e confezioni venduti nei distributori dovranno contenere quote crescenti di riciclato. Se il materiale riciclato in Europa continuerà a costare quasi il doppio di quello importato, il maggior costo potrebbe risalire la filiera fino al prezzo della singola consumazione.
Il secondo è quello di soggetto che raccoglie. Con il progetto RiVending il vending ha costruito un proprio sistema di recupero di bicchierini e palette, che in quattro anni ha raccolto oltre 251 milioni di bicchieri e risparmiato più di 1.700 tonnellate di CO². Ma un sistema di raccolta funziona soltanto se a valle esiste qualcuno disposto a ritirare e trasformare il materiale, lo stesso anello che oggi è in difficoltà nella filiera nazionale.

Una possibile risposta viene dai circuiti chiusi, in cui la stessa filiera genera la domanda per il proprio riciclato.
È il caso del bicchiere R-Hybrid SKY di FLO, che grazie all’integrazione con il circuito RiVending può tornare a essere materia prima per nuovi bicchieri. Un modello di questo tipo potrebbe risultare meno esposto alle oscillazioni del mercato aperto, dove oggi il riciclato perde la sfida del prezzo con la plastica importata.