Chiudono 11 bar al giorno. Il vending può prenderne il posto?

Bar in calo, negozi automatici h24 e micro market: le tre condizioni per il vending.

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Ogni giorno in Italia chiudono per sempre 11 bar. Il rapporto presentato da Confesercenti il 27 settembre ne conta 24.073 in meno tra il 2019 e il 2025: da 169.839 a 145.766, un calo del 14,2%. La crisi è più forte al Centro (-20,8%) e nelle grandi città: Roma ha perso 2.827 locali, oltre il 30%.
Dove chiude il bar sotto casa può arrivare un negozio automatico? I numeri dicono che lo spazio c’è, ma che occuparlo non è scontato. Confesercenti cita i costi dell’energia, il calo del potere d’acquisto, il peso del personale su scontrini bassi, lo smart working e i nuovi orari di consumo.
Su alcuni di questi fronti il vending parte avvantaggiato: non ha personale al banco e resta aperto la sera, la notte e nei festivi. Sullo smart working, invece, soffre come il bar. Nel 2025, secondo CONFIDA, l’Office Coffee Service ha perso il 5,42% delle consumazioni e il 4,09% del fatturato. L’intero settore ha chiuso l’anno con 3,66 miliardi di consumazioni (-4,18%), 1,55 miliardi di euro di fatturato (-2,92%) e 785mila distributori (-2,9%). Crescere fuori dagli uffici è una necessità prima ancora che un’opportunità.

Finora il boom degli h24 ha seguito un’altra mappa. L’ultima analisi CONFIDA sul Registro imprese mostra una crescita delle aziende di vending trainata dai negozi automatici soprattutto al Sud: Puglia (447 imprese, +6%) e Sicilia (396, +2,5%) dietro la sola Lombardia, Campania a +10%. È proprio l’area dove i bar hanno tenuto meglio. Il Centro-Nord delle grandi chiusure resta in gran parte da presidiare.
Il vuoto, del resto, non riguarda solo i bar: dal 2012 in Italia hanno chiuso oltre 156mila negozi tradizionali. Nelle aree interne c’è chi ha deciso di puntare sull’automatico. In Friuli-Venezia Giulia la Regione ha stanziato ad aprile 700mila euro per aprire punti vendita h24 in circa 40 comuni montani sotto i mille abitanti.
Un negozio automatico non sostituisce il bar come luogo d’incontro, ma può coprirne una parte crescente dei consumi. Il caffè in grani è già l’88% dell’offerta calda nei distributori, e nel 2025 i piatti pronti sono cresciuti del 29,8% mentre snack e bevande calavano. Gli h24 che funzionano sono già piccoli market, con pasti, gelati, beni di prima necessità e parafarmaci. Per i micro market la sfida è simile: uscire dalle aziende verso condomini, strutture ricettive e piccoli centri, un mercato di cui però mancano ancora dati.

È proprio nelle città che gli h24 trovano più ostilità. Uno studio ADR per CONFIDA ha esaminato una quarantina di ordinanze emesse tra il 2020 e il 2025 su orari notturni, alcolici e vetro: l’81% è caduto davanti ai TAR. La partita però non è chiusa. Ad agosto, a Gallarate (Varese), l’opposizione ha chiesto limiti notturni o vigilanza privata citando una recente pronuncia del TAR Lombardia.
Vincere in tribunale non basta: serve essere percepiti come un servizio. È la strada scelta dagli oltre 150 punti vendita che hanno adottato il protocollo CONFIDA “Top Quality Negozi Automatici h24”.

Un negozio automatico non può replicare tutto ciò che fa un bar: il servizio al banco, la relazione con il barista, la funzione di presidio sociale che Confesercenti richiama quando avverte che senza questi locali “le strade diventano meno frequentate e le città più spente e meno sicure”. Sul caffè, però, il vending ha argomenti solidi. Nei distributori il caffè in grani rappresenta ormai l’88% dell’offerta calda, e un’erogazione di qualità a qualsiasi ora risponde a un bisogno concreto dove il bar non c’è più o chiude alle 19.
Resta aperta la questione dei micro market. In Italia sono cresciuti soprattutto come soluzione per aziende e comunità chiuse, cioè proprio nei luoghi di lavoro dove oggi pesa lo smart working. Portarli verso la prossimità vera (condomini, residence, strutture ricettive, piccoli centri) è una possibilità, ma per ora mancano dati pubblici che ne misurino la diffusione.

La chiusura dei bar, insomma, apre uno spazio. Occuparlo richiede localizzazioni scelte con attenzione, un’offerta che vada oltre snack e bibite e un dialogo con i Comuni che finora è mancato. In molte città sarà questo a stabilire se il negozio automatico viene visto come un servizio o come un problema.