Si è chiusa con oltre 3.000 presenze, il doppio della prima edizione, la seconda edizione dell’International Coffee Forum. L’1 e il 2 ottobre l’evento ha riunito la filiera del caffè italiano al Palazzo dell’Immacolatella Vecchia, nel porto di Napoli, in coincidenza con la Giornata Internazionale del Caffè. Oltre venti gli appuntamenti in programma tra panel, showcase, masterclass, presentazioni di libri e spettacoli, con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università Federico II e l’ospitalità dell’Autorità di Sistema Portuale.
Madrina dell’edizione María Ysabel Balbuena, presidente dell’associazione dominicana di coltivatrici di caffè ADOMUCA.
Nei sei panel congressuali, moderati dal direttore di Horeca News Fabio Russo, oltre ventiquattro relatori si sono confrontati su export, bar, qualità e certificazione, consumo domestico, salute e sostenibilità. Al tavolo, tra gli altri, Enrico Vergnano, Mario Rubino di Kimbo, Andrea Zocchi di Caffitaly, Nicola Mastromartino di Caffè Motta e Ciro Lollo di Lollo Caffè.
Alessandro Borea, presidente dell’Istituto Espresso Italiano, ha presentato il report “Il Bar Ideale”: oltre la metà degli italiani consuma caffè al bar due o tre volte a settimana e il 58% sceglie il banco.
Tra i quattordici premiati degli ICF Award 2026 ci sono Gran Caffè Gambrinus, Caffè Moreno, Lollo Caffè e Caffè Motta per i 25 anni, Brita per i sessant’anni, Caffitaly, Mario Rubino per Caffè Kimbo e il CEO di Caffè Toraldo Marco Simonetti.
Secondo l’installazione Coffee ‘n Time!, durante il Forum in Italia sono state consumate oltre 141 milioni di tazzine, quasi 5,7 miliardi nel mondo.
“Il risultato che più ci rende orgogliosi è aver trasformato Napoli in un’agorà del caffè e che per due giorni l’intera filiera si è seduta allo stesso tavolo. Chi coltiva in America Latina, chi tosta ed esporta, chi progetta le macchine, chi forma i baristi e chi la tazzina la serve ogni mattina si è confrontato su mercati, qualità, salute e sostenibilità. È la funzione che vogliamo dare al Forum: un luogo da cui le imprese del caffè guardano ai mercati internazionali partendo da Napoli, la città che del caffè ha fatto un tratto della propria identità“, ha commentato Casimiro Lieto, patron dell’iniziativa.
“Crediamo che la conoscenza sia il primo passo per dare valore al caffè“, rimarca Roberto Nocera, dg de La San Marco (main partner dell’evento) e presidente UCIMAC (Unione Costruttori Italiani Macchine del Caffè). “Conoscere il caffè significa non considerarlo semplicemente una bevanda: significa scegliere con maggiore consapevolezza il caffè che beviamo. Un caffè che deve essere buono, sicuramente, ma anche ‘pulito’. Declinando questo concetto nel nostro settore, quello delle macchine da caffè, per noi un caffè pulito significa sostenibilità lungo l’intero ciclo di vita della macchina: nella progettazione, nella costruzione, nell’utilizzo e nella gestione a fine vita. Questa è la visione che vogliamo portare avanti insieme al Forum: qualità in tazza, innovazione e responsabilità in tutto ciò che rende possibile quella tazza di caffè“.
Marco Simonetti, ad di Caffè Toraldo (official coffee dell’evento), ha dichiarato: “Abbiamo partecipato al Forum perché il caffè napoletano ha bisogno di luoghi in cui la filiera possa dialogare: dal produttore al torrefattore, da chi progetta le macchine a chi forma i baristi. In questi due giorni sono emersi temi decisivi per un’azienda: la tracciabilità della materia prima, la sostenibilità e la crescita del consumo domestico. Per noi il bar resta centrale, perché è lì che prende forma la cultura dell’espresso ed è lì che bisogna investire nella formazione: una buona miscela acquista valore se chi sta al banco sa valorizzarla. Portare questa tradizione sui mercati esteri significa raccontarla con un linguaggio contemporaneo, senza snaturarla. Il riconoscimento ricevuto lo dedico a chi lavora con noi ogni giorno e a chi, prima di noi, ha costruito la storia di Toraldo: alla mia famiglia“.
Ringraziamo vivamente l’International Coffee Forum per averci investito in questo progetto. La nostra presenza era praticamente d’obbligo”, chiude Fulvio Di Santo, fondatore di Didiesse (official coffee pod machine dell’evento). “Attraverso la nostra realtà e attraverso queste manifestazioni di eco nazionale e internazionale puntiamo a far capire l’attenzione e la volontà di far crescere la cultura della cialda anche in Area 1 e Area 2. Speriamo di essere stati d’esempio in termini di attenzione e maniacalità che permette oggi all’industria campana di settore di attestarsi con quote elevate sul mercato nazionale“.





























