INAIL e contagio da COVID-19: solo la prova del dolo può attribuire la colpa al datore di lavoro

In riferimento al dibattito in corso circa la responsabilità civile e penale del datore di lavoro per le infezioni da Covid-19 contratte dai lavoratori, l’INAIL ha risposto con un comunicato stampa col quale precisa che tali responsabilità devono essere rigorosamente accertate, attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative Inail.

Dall’inizio dell’epidemia ai primi di maggio, le denunce per aver contratto il COVID-19 sul luogo di lavoro hanno raggiunto quota 40.000 e continuano a crescere al ritmo di 300 al giorno, con un 75% proveniente dal settore sanitario.
Prescindendo dai casi che si sono verificati in quest’ultimo ambito, soprattutto in alcuni ospedali in cui medici ed infermieri sono stati particolarmente colpiti, in tutti gli altri casi siamo arrivati al punto che una malattia virale è diventata incidente sul lavoro con tutte le conseguenze che derivano per chi è a capo delle imprese.

Per questo motivo, negli scorsi giorni si sono scatenate le proteste delle associazioni di categoria e di Confindustria, che hanno richiesto una modifica della normativa, sottolineando che le responsabilità dell’imprenditore terminano nel momento in cui ha messo in atto tutte le procedure e i sistemi di controllo e sicurezza previsti.
In risposta, l’INAIL ha pubblicato un Comunicato Stampa nel quale conclude che
si deve ritenere che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento epidemiologico, rendano peraltro estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro.”

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