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Solo junk food nei distributori? Allora, fuori dalla scuola!

22-11-2017 – Così ha deciso il preside dell’Istituto Zanussi di Pordenone, una volta appurato che i distributori automatici di snack installati nella sua scuola non propongono agli studenti alcuna alternativa salutare alle solite merende. Pertanto, quando a gennaio 2018 sarà scaduto il contatto con il gestore, la scuola non lo rinnoverà, almeno per quanto riguarda la macchina degli snack. (Ma scaduto il contratto, non si dovrebbe indire nuovo bando di gara? ndr)
Ad ogni modo, in nome di quella che viene definita, con un’espressione ormai abusata, educazione alimentare, agli studenti dello Zanussi non sarà più possibile consumare snack dal distributore della scuola; sarà però concesso loro di portarsi la merenda da casa. E chi ne controlla la qualità? È chiaro che questa decisione demanda totalmente all’ambito familiare la responsabilità di ciò che i ragazzi mangiano a merenda, come se ogni genitore avesse la possibilità di controllare lo zaino dei figli prima che vadano a scuola o essere presenti quando acquistano la merendina al bar prima di entrare in aula.
E se un insegnante dovesse accorgersi che un suo studente sta mangiando una merenda poco sana, come si dovrà comportare? Sequestrare la merendina, ammonirlo, fargli una paternale su ciò che è giusto e non è giusto mangiare?
Se non si definiscono con chiarezza i ruoli e non si stabilisce un codice comportamentale unico per tutti coloro che sono chiamati ad educare i più giovani (anche nella cura della propria persona dal punto di vista alimentare), la semplice abolizione del distributore di snack incriminato serve a poco.
Ci auguriamo che la scuola in questione, che è stata tanto attenta a valutare la qualità dell’offerta alimentare del gestore, abbia anche un programma corretto di educazione alimentare, semmai condiviso con i genitori. Il progetto “Una comunità ospitale” a cui ha aderito e che prevede incontri sul tema organizzati per i ragazzi delle scuole, da solo non crediamo possa bastare.
Fa, inoltre, riflettere la considerazione del dirigente scolastico sul fatto che, quando nel distributore ci sono frutta e yogurt , i ragazzi non li consumano, facendoli scadere. E con questo immaginiamo che il gestore ci  deve aver provato e che la risposta sarà senz’altro stata negativa. Come purtroppo solitamente accade.
Di positivo c’è che, rinunciando al distributore di snack, la scuola rinuncia al canone annuale di 6.000 euro e quindi ad un considerevole introito per l’amministrazione. Segno che l’istituto ha preso davvero a cuore la questione.

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