Caffè: l’Arabica scende del 10%, ma la Robusta cala meno della metà

A settembre il prezzo del caffè verde è sceso grazie al raccolto record in Brasile, ma la robusta usata nelle miscele per la distribuzione automatica ha perso meno della metà dell'arabica.

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A settembre il prezzo del caffè verde è sceso grazie al raccolto record in Brasile. Il calo più forte però riguarda l’arabica mentre la robusta, la più usata nelle miscele per i distributori automatici, si è mossa molto meno. Per i gestori il risparmio sarà più piccolo e più lento di quanto facciano pensare i titoli sul “crollo del caffè”.

Dopo due anni di prezzi record il caffè verde torna a scendere. Nella seduta di lunedì 28 settembre l’arabica ha chiuso alla Borsa di New York a 279,60 centesimi di dollaro per libbra, circa 6,2 dollari al chilo. La robusta ha chiuso a Londra a 3.382 dollari per tonnellata, circa 3,4 dollari al chilo. Rispetto a un anno fa l’arabica costa un quarto in meno, la robusta circa un quinto in meno.
Nel corso del mese la differenza tra le due varietà è stata netta. Dalla fine di agosto l’arabica ha perso circa il 10% e ha toccato i livelli più bassi da giugno. La robusta si è fermata intorno al -4%.
Per chi gestisce distributori automatici è la seconda cifra a contare. I titoli sul calo del caffè rischiano quindi di creare attese sbagliate: il ribasso che interessa il vending è meno della metà di quello dell’arabica.
Nella distribuzione automatica, infatti, le miscele sono in prevalenza di robusta, o con una forte percentuale di robusta. Non è solo una questione di prezzo: nell’erogazione automatica la robusta garantisce resa in tazza, corpo e crema costanti.
L’arabica è più aromatica ma più delicata. Esprime il meglio con un’estrazione curata, difficile da garantire in una macchina automatica.
Il calo viene soprattutto dal Brasile, primo produttore mondiale. Quest’anno il raccolto di arabica è cresciuto di oltre un terzo e ad agosto le esportazioni hanno battuto ogni record. Nel mondo si produce di nuovo più caffè di quanto se ne consumi: non succedeva da cinque anni.
La robusta però beneficia meno del raccolto brasiliano, che quest’anno ha premiato soprattutto l’arabica. Il suo prezzo dipende in gran parte dal Vietnam, dove la nuova raccolta inizia tra ottobre e novembre e dove il clima secco legato a El Niño preoccupa i produttori.
Poiché i torrefattori comprano il caffè verde con mesi di anticipo, il caffè che si tosta oggi è stato pagato in buona parte ai prezzi alti dell’estate, quindi il calo arriverà nei listini con ritardo. E anche quando arriverà, il caffè resta solo una delle voci di costo di una consumazione al distributore automatico. Energia, trasporti, personale e bicchieri pesano sempre di più sui conti dei gestori. Al bar l’espresso è aumentato di quasi il 25% in cinque anni, e il distributore resta il caffè più economico fuori casa.
Il ribasso non è ancora consolidato. Le scorte di caffè nei magazzini della Borsa restano molto basse e le piogge in Brasile tra dicembre e marzo decideranno il raccolto 2027. Dal 30 dicembre, poi, entreranno in vigore le nuove regole europee sulla deforestazione (EUDR), con costi di tracciabilità lungo tutta la filiera. Per i gestori della distribuzione automatica il messaggio del mercato è di ottimismo prudente: il caffè scende, ma quello del vending scende più piano.