Vietnam e caffè: le ultime notizie e gli effetti su torrefazioni e gestori

Il Vietnam esporta più robusta a prezzi più bassi, ma il nuovo raccolto deve fare i conti con El Niño e con le regole UE sulla deforestazione.

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Per capire cosa succede nel comparto del caffè italiano conviene guardare al Vietnam. Insieme al Brasile, il Paese asiatico fornisce il 57% del caffè verde che arriva nelle nostre torrefazioni: nel 2025 l’Italia ne ha importate oltre 640.000 tonnellate, per circa un terzo robusta. Il Vietnam è il primo produttore mondiale di questa varietà. Il legame vale anche nell’altro senso: l’Italia è il secondo cliente del caffè vietnamita, dopo la Germania.
Le notizie di questi giorni da Hanoi riguardano quindi da vicino anche la filiera italiana, compresa la distribuzione automatica. Molte miscele per il vending usano la robusta per corpo, crema e contenimento dei costi.

Nei primi nove mesi del 2026 il Vietnam ha esportato circa il 15% di caffè in più rispetto all’anno scorso, ma ha incassato il 7% in meno. Il prezzo medio di vendita è sceso di circa un quinto. Le scorte accumulate quando i prezzi erano alti stanno arrivando sul mercato, e l’offerta abbondante spinge le quotazioni verso il basso. Per le torrefazioni è un segnale positivo dopo due anni di rincari. Il prezzo del caffè verde rappresenta la principale voce di costo per chi produce miscele, e la sua discesa allenta la pressione sui listini.

A inizio ottobre è partita ufficialmente la raccolta della campagna 2026/27, che entrerà nel vivo a novembre. Le previsioni sono favorevoli: secondo il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense la produzione supererà i 32 milioni di sacchi, in crescita per il terzo anno consecutivo. Sulla stagione pesa però El Niño. I meteorologi statunitensi stimano al 75% la probabilità che il fenomeno resti attivo fino all’inizio del 2027, con il rischio di siccità e piogge irregolari negli Altipiani Centrali, il cuore produttivo del Paese.
Thai Nhu Hiep, vicepresidente dell’associazione vietnamita del caffè VICOFA, ha avvertito che per il Vietnam l’adattamento al cambiamento climatico è ormai un’urgenza.
I mercati hanno già reagito: nell’ultima settimana di settembre la robusta a Londra è risalita del 3%, intorno ai 3.470 dollari la tonnellata.
C’è poi la questione normativa. Dal 30 dicembre 2026 il regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR) obbliga gli importatori più grandi a documentare l’origine di ogni lotto. Il Vietnam sta costruendo sistemi di tracciabilità e la stessa VICOFA indica nella conformità all’EUDR la priorità per l’export verso l’Europa.

Per torrefazioni e gestori italiani il quadro offre un margine di respiro sui costi della materia prima, ma non ancora la certezza di prezzi stabili. Molto dipenderà dall’andamento del raccolto vietnamita nei prossimi mesi e dalla capacità della filiera di garantire caffè tracciato. Sono i due fattori che, nel 2027, potranno incidere sul prezzo delle miscele e quindi sul costo della consumazione al distributore.